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La cessione del Milan sarebbe avvenuta con alcune irregolarità, secondo quanto riportato dall’edizione odierna del quotidiano ‘La Stampa’. Il giornale torinese fa riferimento ad un prezzo immotivatamente alto, gonfiato di oltre 300 milioni, sulla cifra di 740 milioni di euro incassata da Silvio Berlusconi nell’aprile del 2017. Il Cavaliere ottenne per la vendita del club rossonero tale somma dall’imprenditore cinese Yonghong Li, comprensiva anche di una situazione debitoria di 220 milioni. La Procura di Milano, in una inchiesta coordinata dal pm Fabio De Pasquale, starebbe ora indagando sulla vicenda, ipotizzando il reato di riciclaggio per questa vicenda che portò Fininvest a cedere il 99,93% del pacchetto societario del Milan in favore della società ‘Rossoneri Sport Investment Lux’ appositamente fondata da Yonghong Li e con sede in Lussemburgo.

Ombre sulla cessione del Milan

Niccolò Ghedini, avvocato di Berlusconi, aveva depositato nei mesi scorsi la documentazione che attestava la bontà dell’operazione. ‘La Stampa’ però riferisce che sarebbero emerse delle carte che sembrano dimostrare il contrario. Addirittura si fa riferimento al fatto che il denaro utilizzato sia passato attraverso i circuiti illegali di Hong Kong, notoriamente una piazza mondiale dove riciclare soldi. Lo stesso Berlusconi nello scorso novembre aveva criticato Yonghong Li per la sua gestione del Milan, lamentando l’assenza di sponsor importanti.

Aggiornamento

“Allo stato non esistono procedimenti penali sulla compravendita dell’A.C. Milan”. Così il procuratore capo della Repubblica di Milano, Francesco Greco, ha smentito le voci secondo cui sarebbe scattata un’inchiesta sul passaggio della squadra in mani cinesi.

S.L.