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Mercoledì mattina, il presidente della seconda sezione del Tar di Bologna ha chiesto all’avvocato Asmae Belfakir di togliere il velo, segno distintivo della sua confessione religiosa, o di uscire dall’aula in rispetto della cultura del Paese in cui si trova. La ragazza, appena laureata con 110 e lode all’università di Modena e Reggio Emilia e subito assunta dall’ufficio legale della stessa università, si è sentita offesa da quella mancanza di rispetto ed è uscita infuriata dall’aula. Intervistata dall’Agi Asmae ha dichiarato: “Non mi era mai successo prima, ho assistito a decine di udienze, anche qui al Tar e nessuno mi aveva mai chiesto di togliere il velo. Nemmeno al Consiglio di Stato. Anche perché non si può assolutamente parlare di problema di sicurezza perché il velo tiene il volto scoperto e quindi sono perfettamente identificabile. Sono sconvolta”.

Il dirigente dell’ufficio legale dell’università di Modena e Reggio Emilia, Lorenzo Canullo, ha chiamato immediatamente il presidente del Tar di Bologna Giuseppe Di Nunzio per informarlo di quanto successo e chiedergli se la decisione presa dal giudice Mozzarelli era corretta. Questo ha dissentito con l’opinione del collega ritenendo quella decisione inadeguata, quindi ha assicurato che non si ripeterà mai più un episodio simile. Ciò nonostante la notizia ha sollevato un dibattito suscitando reazioni contrastanti.

Da un lato c’è chi sostiene che il giudice abbia preso la decisione corretta come Salvini e Bignami. Quest’ultimo cita anche l’articolo 129 che vieta esplicitamente l’utilizzo di copricapi all’interno di un’aula di tribunale. Dall’altro c’è chi ricorda che suddetto articolo non ha valore nel caso in cui il copricapo faccia parte della manifestazione di un credo religioso, poiché l’articolo 19 della costituzione sancisce il rispetto della libertà di culto. A spiegarlo è il professor Vincenzo Pacillo: “Il disposto dell’art. 129 del codice di procedura civile non può giustificare una compressione della libertà di abbigliamento e della libertà religiosa”.

F.S.