Omicidio Luca Varani, la Cassazione conferma la condanna a Manuel Foffo, la requisitoria del procuratore generale: “Toccato l’abisso umano”.

La Cassazione ha confermato l’impianto accusatorio nel processo per la morte di Luca Varani, 23 anni, ucciso in maniera atroce in un appartamento del quartiere Collatino, alla periferia di Roma, da Manuel Foffo e Marco Prato. L’omicidio avvenne il 4 marzo 2016: il giovane venne colpito almeno cento volte a martellate e a coltellate, seviziato per lungo tempo e alla fine morto dissanguato per le troppe ferite subite. L’autopsia confermò i dettagli terribili di quella morte atroce. Sul banco degli imputati sedeva soltanto Manuel Foffo: l’altro giovane accusato della morte di Luca Varani, il p.r. Marco Prato, è infatti morto suicida in carcere nel giugno 2017.

Il processo in Cassazione per l’omicidio di Luca Varani

Manuel Foffo è stato condannato dunque a 30 anni, confermando dunque la condanna comminata in Primo Grado e in Appello, mentre nella mattinata di ieri il procuratore generale della Cassazione, Simone Perelli, aveva definito il delitto Varani un omicidio in cui “si è toccato l’abisso umano”, con un “senso di perversione che ripugna”. Ha spiegato il pg: “Davanti a condotte criminali come questa oggetto del processo è difficile credere che possano essere commesse da un umano. Il polimorfismo da cui è affetto Foffo, né l’intossicazione cronica da alcol, giustificano quanto accaduto”. I legali di Foffo, nella loro arringa difensiva, avevano messo in evidenza invece come il loro assistito “era affetto da un disturbo di personalità moderato, la risonanza magnetica evidenzia i danni propri di una persona dipendente dalle sostanze stupefacenti. Non era capace di dire di no, succube di Marco Prato, e non avrebbe commesso ciò che ha fatto se se ne fosse reso conto”.

Durissime le parole di Giuseppe Varani, il padre del giovane ucciso in maniera così atroce nel marzo 2016 in un appartamento di Roma: “Mio figlio è stato ucciso per il gusto di uccidere: questo fatto è da ergastolo. Non mi fermerò qui. Siamo noi quelli più condannati, senza sconti. Non cambia nulla ma mi auguro che il responsabile della morte di Luca e del nostro dolore eterno resti a scontare la sua pena in carcere”. Prima dell’udienza, Marta – la fidanzata del giovane – ha dedicato a lui queste parole su Facebook: “Esistono cose nella vita sulla quale uno dovrebbe ‘farsene una ragione’. Tu, non sarai mai una di quelle. Mai”.