Cannabis light, la Cassazione spiega i motivi della recente sentenza. Sarà al massimo possibile ricavare solo fibre, carburanti, alimenti e cosmetici.

Vendere cannabis è illegale: la Cassazione lo ribadisce con forza e ora ne spiega i motivi. “È illecita la cessione, la messa in vendita, la commercializzazione di foglie, infiorescenze, olio e resina derivanti dalla coltivazione della cannabis light”: lo scrivono i magistrati della Corte di Cassazione, ed è quanto si evince nel testo della sentenza dello scorso 30 maggio scorso.

Da allora è stata messa al bando la commercializzazione della cannabis light, la quale, indipendentemente dalla percentuale di Thc, è considerata droga effettiva. Così nonostante l’appena lo 0.6% di principio drogante, non sarà più possibile la vendita del prodotto.

Cannabis light, il testo della Cassazione

Dalla canapa – sottolinea il responso – sarà possibile ricavare solo fibre, carburanti, alimenti e cosmetici. Ma sempre nel rispetto delle discipline dei propri settori. Ma in ogni caso non hashish e marijuana: “Non vale la legge sulla coltivazione per la commercializzazione di prodotti a base di cannabis sativa, in particolare foglie infiorescenze, olio, resina ma vige il testo sulle droghe”.

Il tutto ha avuto inizio lo scorso giugno, ad Ancona. Un negoziante della città, infatti, prima si è visto sequestrare 13 chili di foglie di capana, poi il tribunale del Riesame ha annullato il tutto. Da lì la Cassazione ha deciso di riunirsi e dare una linea chiara da tenere. Il verdetto ora è chiaro: la cannabis si può vendere solo se non ha effetto drogante. I giudici hanno quindi annullato il dissequesto e rimesso tutto al tribunale del Riesame di Ancona. Chi continuerà a vendere non curante di tale deliberazione, sarà chiaramente denunciato per spaccio di droga con tutte le conseguenze del caso.

P.C.

 

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Redazione DirettaNews.it