Vino adulterato, a Lecce e Brindisi si è scoperto un vero e proprio cartello per il riciclo della bevanda alcolica che da sempre contraddistingue l’Italia e l’Europa tutta. Proprio di queste due denominazioni si sono serviti i colpevoli per contraffare bottiglie alcoliche. 

Litri e litri di vino adulterato quello che le forze dell’ordine competenti hanno trovato e sequestrato in tutta Lecce e Brindisi. L’inchiesta che ha avuto come risultato lo scoperchiamento di un vero e proprio vaso di pandora fermentato. In particolare i NAS (Nucleo antisofisticazioni e sanità) di Lecce e l’Icqrf (unità investigativa centrale di Roma), hanno bloccato un traffico di bottiglie enorme, che aveva tentacoli non soltanto lungo tutta la penisola, ma anche al di fuori di essa, spacciando vini per quello che non erano.

Vino adulterato, l’operazione Ghost Wine

L’operazione è stata definita “Ghost Wine“, ovvero vino fantasma. Proprio come quello che sarebbe dovuto essere vino, ma che in realtà si è rivelato tutt’altro. Le unità delle forze dell’ordine hanno trovato una fitta rete di strutture e di aziende che, in modo illegale, producevano del vino contraffatto. Gli indagati, infatti, riutilizzavano del mosto vecchio oppure riciclavano del prodotto scaduto, vecchio, più vicino all’aceto che ad un buon rosso. Queste materie prime di scarto venivano poi arricchite con altri composti organici, solfiti, fermenti artificiali e zuccheri potenti. L’obiettivo ovviamente era quello di nascondere il gusto aspro e tannico del prodotto, per poterlo immettere nel mercato a costi incredibilmente più bassi rispetto la controparte non adulterata. Ovviamente i prezzi, invece, quando non superiori, erano pari al vino prodotto in modo serio ed ecosostenibile.

Vino adulterato, il funzionario era corrotto

Una volta imbottigliato, il vino adulterato veniva poi venduto come prodotto di altissima qualità, utilizzando la denominazione Doc, Igp e Bio. Ciò anche grazie alle dozzine di piccole aziende collaboratrici, che mettevano a disposizione il proprio nome per aumentare il valore del prodotto contraffatto, spacciandolo per proprio, malgrado fosse, in alcuni casi, vino spagnolo rivitalizzato. Come non bastasse, gli inquirenti hanno scoperto che l’intero sistema era protetto proprio da chi avrebbe dovuto sventarlo.  Antonio Domenico Barletta, funzionario Icqrf che doveva sovrintendere la zona, è stato trovato colluso con l’intero sistema appena descritto, ed è stato per questo arrestato.

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Gli arresti e le aziende sequestrate

I latini usavano dire “in vino veritas”, ma cosa succede quando anche il vino è bugiardo? Le forze dell’ordine, tramite l’inchiesta Ghost Wine, hanno rintracciato tutti i colpevoli, che sono ora stati arrestati o sono ai domiciliari.

Gli arrestati: Antonello Calò, 63enne, vitivinicolo; Giuseppe Caragnulo, 58enne, imprenditore vitivinicolo; Vincenzo Laera, 38enne, imprenditore vitivinicolo; Rocco Antonio Chetta, 65enne , imprenditore vitivinicolo; Luigi Ricco, 55enne, imprenditore vitivinicolo.

Ai domiciliari: Pietro Calò, 26enne, impiegato; Giovanni Luca Calò, 50enne, impiegato; Cristina Calò, impiegata; Simone Caragnulo, 23enne, impiegato; Antonio Ilario De Pirro, 51enne, imprenditore e autotrasportatore.

Il giudice di Lecce, riporta Lecceprima, ha poi imposto il sequestro delle seguenti aziende: Agrisalento Srl di Copertino; Enosystem Srl di Copertino; Megale Hellas Srl di San Pietro Vernotico; Ccib Food Industry Srl di Roma.

 

N.A.