Ecco cos’è e come funziona Faceapp, l’app che ci invecchia tutti

Quante ne starete vedendo sui social di immagini di vostri amici, e non solo, invecchiati? Nessuna paura. Dietro non c’è nessuna pozione magica o stregoneria, è solo una challenge partita tra persone famose che sta spopolando grazie ad una nuova app che si chiama Faceapp ed è disponibile sia per i dispositivi Android che per quelli iOS.

Personaggi come Leonardo DiCaprio, Gigi Buffon, Silvio Berlusconi ed altri hanno spopolato con le loro nuove immagini avanti con gli anni. Dall’America anche Donald Trump si è cimentato in questa “sfida”, ma rendendosi più giovane. Gran parte della popolarità il programma tecnologico la deve ad i calciatori che non si sono tirati di certo indietro, anzi.

E’ stata rilasciata nel gennaio del 2017 dalla Wireless Lab (società russa di Yaroslav Goncharov con sede a San Pietroburgo). Essa permette per l’appunto di modificare il volto rendendoti sia più anziano che più giovane, o di cambiare taglio di capelli. Si può sistemare la barba ed anche scegliere trucco e colori. Alcuni di questi effetti sono però a pagamento e le tariffe per gli abbonamenti sono le seguenti: 3,99 euro per un mese, 19,99 euro per un anno e 43,99 euro per sempre. Sul Play Store è stata scaricata oltre 700mila volte e ha un rating che si avvicina alle cinque stelle.

Faceapp, facile da usare ma non è un’app banale

Una volta scaricata, quest’applicazione sarà abbastanza semplice da usare. Basta scattare un selfie ed il programma in pochi secondi elaborerà la vostra immagine. Si seleziona il pacchetto preferito, poi si sceglie un filtro e in men che non si dica si ottiene il risultato immaginato.

Per mettere alla prova l’applicazione poi si può provare a processare di nuovo la foto già elaborata: inserire una seconda volta il filtro anziano su una foto in cui siamo già invecchiati oppure vedere come l’app è in grado di riportarci indietro dopo averci fatto invecchiare.

Anche se il programma sembra alquanto dozzinale, la sua tecnologia non è per niente banale. Ogni volta che un volto viene processato, l’immagine potrebbe essere infatti inserita nei database della società e conservata nei server. Nonostante ad ora non ci siano stati scandali in tal senso, è buono sempre sapere a cosa si va in contro.

Spunta il problema razzista

Poco dopo il lancio della suddetta applicazione, se una persona di colore provava ad utilizzare il filtro Hotness (prometteva di rendere più sensuale il nostro aspetto nelle foto) otteneva uno schiarimento della pelle perché l’algoritmo era basato sull’idea di bellezza caucasica e quindi con tratti chiari. Ai tempi Goncharov si era scusato direttamente con gli utenti spiegando che era un effetto collaterale del set di foto utilizzato per allenare la rete neurale alla base dell’applicazione. Nessuna ideologia razzista dunque, almeno per quanto dichiarato ai più, dietro la creazione di questo programma.

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M.D.G