Caso Stefano Cucchi, otto carabinieri andranno a processo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:41

Nuova svolta per la morte di Stefano Cucchi quasi dieci anni fa. Il gup di Roma ha deciso di mandare a processo otto carabinieri, in servizio o in pensione, con accuse pesanti.

Otto carabinieri rinviati a processo. É questa la decisione del Gup di Roma sul filone dell’inchiesta per i presunti depistaggi dopo la morte di Stefano Cucchi. Tra di loro ci sono anche alti ufficiali come il generale Alessandro Casarsa che è attualmente in pensione ma che all’epoca dei fatti era il comandante del Gruppo Roma.

Sarà quindi dell’ennesimo processo per la tragica morte di Stefano Cucchi, avvenuta ormai quasi 10 anni fa. Ma è la prima volta che alcuni tra i vertici dell’Arma finiscono dalla parte degli accusati con l’ipotesi di reati pesanti. Il processo vivrà la prima udienza, fissata per il prossimo 12 novembre, e si annuncia seguitissimo.

Tra gli otto indagati, che sono chiamati a rispondere a vario titolo di omessa denuncia, falso, calunnia e favoreggiamento, nomi importanti. Oltre a quello dell’ex generale Alessandro Casarsa, anche il colonnello Lorenzo Sabatino, allora capo del Reparto operativo della capitale. E con loro Massimiliano Labriola Colombo, ex comandante della stazione di Tor Sapienza. Quella è la stazione nella quale venne portato Stefano Cucchi dopo il pestaggio.

Le gravi accuse ai carabinieri per il caso Stefano Cucchi

Come scrive il pm sarebbe stata modificata la prima annotazione sulle condizioni di Stefano Cucchi. In particolare lo stato di salute del geometra romano. Poi ci sarebbe  una seconda annotazione con una data falsa. Qui si dichiarava che il giovane aveva detto di essere dolorante alle ossa per la temperatura della cella (era quasi la fine di ottobre) che per la rigidità della tavola usata come letto. In realtà sarebbero state volutamente ignorate le difficoltà di deambulare accusate da Cucchi.

Ma ci sono molti altri punti che dovranno essere chiariti in tribunale. E all’origine di questo filone c’è la testimonianza di Riccardo Casamassima, il carabiniere che è diventato un testimone per l’accusa e ha di fatto permesso di riaprire l’inchiesta.

É a lui che si rivolge Ilaria, la sorella di Stefano Cucchi, da subito in prima fila per difenderne la memoria. “Questa decisione rappresenta un momento storico – ha commentato Ilaria Cucchi – ed è tutto merito di Riccardo Casamassima se siamo arrivati fin qui”. All’epoca nessuno della famiglia poteva immaginare che cosa stava succedendo alle loro spalle, ha aggiunto la donna. Oggi però qualcuno sarà chiamato a risponderne.