Faceapp è l’app che sta spopolando da alcune ore, ma già stanno sorgendo i primi problemi riguardo alla trasparenza sul trattamento dati

Dopo la Bottle Cap Challenge, dove personaggi famosi del mondo dello sport si sfidavano a colpi di Karate per aprire con i piedi una bottiglia, la nuova moda che sta spopolando sui social è Faceapp.

L’app è diventata famosa sui social per i suoi effetti sul viso. Infatti caricando una semplice foto in primo piano, l’applicazione è in grado di invecchiare, ringiovanire o addirittura di cambiare tinta ai capelli dell’utente.

A rendere famosa l’app in Italia ci ha pensato per primo il comico Frank Matano. Sfruttando l’effetto in grado di ringiovanire, il comico di Carinola con la sua “dolce” voce da bambino ha realizzato vari video, che hanno spopolato in particolare su Instagram.

Ma nelle ultime ore è schizzata ulteriormente la popolarità dell’app per il suo effetto opposto ossia quello di far invecchiare le persone. Infatti, milioni di italiani si stanno divertendo a vedere come saranno da vecchi. Dal 2017 sono stati ben 80milioni i download da tutto il mondo.

Però per i più curiosi sono nati i primi dubbi sulla conservazione dei dati, e qui è sorto qualche problema.

Faceapp, preoccupano le condizioni di utilizzo

Il primo profilo poco chiaro riguarda il tema della privacy. Controllando le condizioni di utilizzo dell’app, si può notare che tali siano scritte in modo approssimativo e soprattutto mostrano poca chiarezza. Tali condizioni non dimostrano come la società russa, Wireless Lab OOO, tratti le immagini e i dati dei propri utenti o con quali altri soggetti vengano condivise.

Per poter essere trattate, le immagini degli utenti finiscono sui server della società russa, e qui vengono archiviate per un lasso di tempo indefinito. Inoltre FaceApp consente all’applicazione di fare ciò che vuole con le immagini degli utenti. Parliamo di una licenza “perpetua, irrevocabile, mondiale, cedibile e gratuita“. Infine, considerando che l’app viene utilizzata sull’intero campo europeo, non viene fatto nessun riferimento al Gdpr in tema di privacy.

Il Gdpr non è altro che il regolamento generale sulla protezione dati, stabilito dall’Unione Europea. Adesso quindi i più attenti stanno aspettando che l’app faccia chiarimenti sul delicato tema della privacy, prima di sbizzarrirsi con gli effetti dell’applicazione russa.

L.P.

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