E’ morto Francesco Saverio Borrelli, uomo che fu a capo del pool di Mani Pulite

E’ morto oggi Francesco Saverio Borrelli, magistrato che fu a capo del pool dell’inchiesta soprannominata Mani Pulite, nell’hospice dell’Istituto dei Tumori di Milano . Lui che era nato a Napoli il 12 aprile del 1930, ci lascia all’età di 89 anni. La camera ardente sarà aperta lunedì a Palazzo di Giustizia. Fino all’ultimo gli è stata accanto tutta la famiglia, dalla moglie Maria Laura ai figli Andrea e Federica.

Quest’ultima gli aveva dedicato già un post l’8 luglio scorso: “Ti tengo la mano e insieme alle lacrime che non ho il pudore di nascondere, scorrono i mille ricordi di quanto vissuto con te. Mi vedo seduta sulla canna della tua bicicletta azzurra, sento ancora il freddo dell’acciaio sulle mie gambe infantili, vedo le mie mani grassocce che stringono il manubrio, come mi dicevi tu, per non cadere e non sbilanciarci. Ricordo l’ansia del distacco quando mi lasciavi all’asilo per consegnarmi alla signorina Carla.

Ma non solo… ricordo le prime versioni di latino tradotte insieme, ricordo il tuo aiuto magico per il maledetto Isocrate e per i filosofi greci, anche all’Università, ricordo il regalo di maturità, le gite sui Monti della nostra Courmayeur, i litigi, le sgridate, l’ultima pochi giorni prima del matrimonio, ricordo che non hai mai smesso di trasmettere tutto ciò che per te valeva la pena trasmettere. Nel mio momento più buio ci sei stato, amorevole, quando nacque Sofia, quando mi sono ammalata mi hai portato in giro per capire cos’era questa maledetta malattia. Mi mancano il tuo arguto senso critico, che si parlasse di filosofia, letteratura, musica, storia e arte. Mi manca il suono del tuo pianoforte che giace orfano del tuo talento, come orfani siamo noi. Papà vorrei averti potuto e saputo dare tutto quello che mi hai dato, per sempre”.

Francesco Saverio Borrelli, una vita tra le aule di Milano

Nonostante sia nato, come già detto, a Napoli, tutta la sua carriera di magistrato si è svolta nella aule del tribunale di Milano fino al 2002. In quell’anno ci fu il suo ultimo discorso da procuratore generale, il quale è divenuto famoso per la frase: “Resistere, resistere, resistere, come sulla linea del Piave”. 

Quest’ultima non è stata però la sua unica dichiarazione ad crearsi spazio nella storia della magistratura italiana. Nel ’93 infatti, riferendosi ai candidati delle successive elezioni politiche, affermò: “Se hanno scheletri nell’armadio, li tirino fuori prima che li troviamo noi”.

Nel 2006 è poi passato nel mondo dello sport come capo dell’dell’ufficio indagini della Figc. Nominato dal commissario straordinario Guido Rossi, ha avuto il compito di fare chiarezza sui fatti di Calciopoli. Un’altra sua passione era quella della musica lirica. A dimostrarlo la sua presenza fissa alla Scala di Milano e la nomina a presidente del Conservatorio di Milano nel 2007.

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M.D.G