Giorgia Meloni tira un sospiro di sollievo: arrestato lo stalker

Arrestato lo stalker casertano di Giorgia Meloni. Intervenuta la Digos di Roma

Giorgia Meloni è stata vittima di stalking. A denunciarlo è stata la stessa politica di Fratelli d’Italia. Le indagini della Digos di Roma sono scattate in seguito a numerosi messaggi, di natura minatoria e diffamatoria, inviati sul profilo Facebook di Giorgia Meloni. Dopo aver fatto i dovuti accertamenti circa la provenienza dei messaggi, la Polizia ha fermato l’uomo di Trentola Ducenta (CE) alla stazione di Roma Termini.

Quando è stato interrogato, l’uomo ha affermato di trovarsi lì per andare a cercare l’abitazione della Meloni. Per questo, oltre alla misura degli arresti domiciliari, lo stalker è stato sottoposto anche al provvedimento del Questore di Roma del foglio di via obbligatorio con divieto di ritorno per anni 2 nella provincia di Roma.

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Giorgia Meloni vittima di stalking: l’etimologia della parola

La denuncia per stalking figura tra le tematiche di grande attualità. I casi che riguardano la persecuzione sono purtroppo all’ordine del giorno e i dati statistici confermano un costante aumento del fenomeno. Gli atti persecutori sono identificati come reati e in quanto tali sono disciplinati dall’ordinamento italiano.

Lo stalking è un reato che consiste in un comportamento persecutorio, reiterato, messo in atto da un soggetto persecutore, denominato ‘stalker’, nei confronti della sua vittima. Il comportamento di cui sopra si manifesta sotto forma di minacce, molestie e atti lesivi che provocano nella vittima paura e stati d’ansia.

Cosa prevede la Costituzione italiana

Il reato di stalking è disciplinato dal Codice Penale ed è entrato a far parte dell’ordinamento italiano con il Decreto Legge n. 11 del 2009, convertito dalla Legge n. 38 del 2009.

All’articolo 612-bis ‘Atti persecutori’ la legge sullo stalking sancisce quanto segue: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato d’ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita”.

E’ previsto un aumento della pena: se il fatto è commesso da un coniuge o ex coniuge; se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità. Riprendendo il testo dell’articolo la legge stabilisce che: “Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale. La querela è comunque irrevocabile se il fatto è stato commesso mediante minacce reiterate nei modi di cui all’art. 612, secondo comma. Si procede tuttavia d’ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio”.