Rapporto Svimez: “Pil sotto lo zero nel Mezzogiorno. C’è lo spettro retrocessione”

Pil sotto lo zero nel Mezzogiorno, il tragico rapporto Svimez

Torna ad ad allargarsi la forbice tra Sud e Centro-Nord dopo il trienno (dal 2015 al 2017) di debole ripresa da parte del Mezzogiorno. Questo è quanto spiega il Rapporto Svimez 2019, uscito il primo di agosto su ‘L’economia e la società del Mezzogiorno’.

L’Italia nel complesso vede un incremento del Pil (Prodotto interno lordo) dello 0.1%. Ecco quanto si legge sul report: “Al Centro-Nord dovrebbe crescere poco, dello 0,3 per cento, mentre nel Mezzogiorno l’andamento previsto è un calo dello 0,3 per cento”.

Nel 2018 il Sud ha registrato una crescita dello 0,6% e dunque c’è l’emergere di “una ripresa debole, in cui peraltro si allargano i divari di sviluppo tra le aree del Paese”. Il gap di crescita del Mezzogiorno, salvo fatta eccezione tra il 2015 ed il 2017, è ancora ampio.

Pil, le previsioni in vista del 2020

Svimez prevede che, per il 2020, il Pil del Mezzogiorno riprenda a salire però solo dello 0,4% così come l’occupazione. Le variabili economiche del Centro-Nord saranno invece migliori, con un incremento del prodotto interno lordo pari al più 0,9%, ma comunque non in grado di riportare l’Italia su un sentiero di un solido sviluppo (nel 2020, l’aumento del Pil nazionale sarà del più 0,8 per cento e dell’occupazione del più 0,3 per cento).

Italia, in Europa segnali di rallentamento

I segnali di rallentamento apparsi in Europa nella prima metà del 2018, come scritto sul rapporto: “hanno ridotto le prospettive di crescita dell’intera area, tuttavia l’Italia subisce un rallentamento che riallarga la forbice rispetto alla media europea. Siamo l’unico Paese, a parte la Grecia, che non ha ancora recuperato i livelli pre crisi“.

La paura è che, se l’Italia rallenta: “il Sud subisce una brusca frenata. Si sta consolidando il doppio divario: dell’Italia rispetto all’Unione Europea e del Sud rispetto al Centro-Nord”.

Il caso del Mezzogiorno

Il rapporto studia nel dettaglio la situazione del Sud che mette in luce come gli emigrati dalle varie regioni, dal 2002 al 2017, siano stati oltre 2 milioni di cui 132.187 nel 2017. Sono giovani 66.557 (50,4 per cento, il 33 per cento dei quali laureati). Il saldo migratorio interno, al netto dei rientri, è negativo per 852mila unità.

Nel 2017 sono andati via 132mila meridionali, con un saldo negativo di circa 70mila unità. La ripresa dei flussi migratori è quindi “la vera emergenza meridionale, che negli ultimi anni si è allargata anche al resto del Paese”. Nel report si legge anche come “il gap occupazionale del Sud rispetto al Centro-Nord nel 2018 sia stato pari a 2 milioni 918mila persone, al netto delle forze armate”. La dinamica dell’occupazione al Sud presenta dalla metà del 2018 “una marcata inversione di tendenza, con una divaricazione negli andamenti tra Mezzogiorno e Centro-Nord”. Gli occupati al Sud negli ultimi due trimestri del 2018 e nel primo del 2019 sono calati di 107 mila unità (-1,7 per cento), nel Centro-Nord, nello stesso periodo, sono cresciuti di 48mila unità (+0,3 per cento).

M.D.G