Agguato a Roma, ucciso Fabrizio Piscitelli

Fabrizio Piscitelli, noto capo ultrà della Lazio, detto Diabolik, freddato con due colpi di pistola a Roma. In passato rimasto coinvolto in diverse inchieste.

Un agguato in piena regola all’interno del Parco degli Acquedotti di Roma. É morto così attorno alle 19 di questa sera, 7 agosto, Fabrizio Piscitelli, detto ‘Diabolik‘. Uno dei capi ultrà più noti di tutta Italia perché per anno ha guidato la curva della Lazio e in particolare gli ‘Irriducibili’.

Noto per diversi precedenti pesanti, Fabrizio Piscitelli secondo le prime informazioni frammentarie era a piedi nel Parco, in zona Cinecittà, sulla Tuscolana. Sarebbe stato avvicinato da un uomo in tenuta sportiva che l’ha freddato con un colpo di pistola alla testa vicino all’orecchio più forse un altro alla schiena. E nonostante un passante abbia chiamato subito i soccorsi, per l’uomo non s’è stato nulla da fare

Sul posto sono immediatamente intervenute la polizia con la Squadra Mobile, ma anche la Scientifica e gli agenti del Commissariato Appio e Tuscolano. Secondo i primi riscontri, Piscitelli non si sarebbe accorto di essere seguito e non avrebbe nemmeno avuto il tempo per reagire o schivare i colpi.

Leggi anche: Mafia Capitale: condanne durissime, ma c’è un colpo di scena

Chi era Fabrizio Piscitelli, l’uomo ucciso oggi a Roma

Quella di Fabrizio Piscitelli, lo storico capo ultrà laziale morto stasera a Roma in un agguato, era figura molto conosciuta agli investigatori. Nel 2013 era stato arrestato per narcotraffico. Un anno dopo la Procura aveva disposto il sequestro di suoi beni pari a 2,3 milioni di euro. Secondo i magistrati della Dda di Roma, il frutto di diversi traffici illeciti.

Ufficialmente Piscitelli guadagnava commercializzando gadget della Lazio e aveva messo in piedi un’azienda con capitale diviso a metà tra la moglie e la figlia, oltre ad altri interessi.

Cinque anni fa tutti i conti e i fondi bancari delle sue attività vennero congelati, così come le polizze assicurative e i libretti postali. Ed erano anche stato messi i sigilli a due appartamenti in zona Grottaferrata e a tre veicoli intestati alla moglie di Piscitelli.

Secondo i magistrati, l’uomo sarebbe un soggetto socialmente pericoloso. Lo dimostrano i suoi precedenti: una condanna per danneggiamento, disordini allo stadio, resistenze a pubblico ufficiale, giri di scommesse clandestine, lesioni. Ma anche la tentata estorsione ai danni del presidente della Lazio Claudio Lotito, con la tentata scalata alla società. In più rapporti con Massimo Carminati, il ‘Nero’ di ‘Romanzo Criminale’ e personaggio di spicco nell’inchiesta di Mafia Capitale.