Torino, Sirigu: “Qui per giocare le Coppe, Mazzarri aiuta molto”

Torino Sirigu fa il punto sulla situazione ed analizza la stagione imminente. L’estremo difensore parla degli obiettivi dei granata, del tecnico Mazzarri ed ovviamente anche dell’incombente Europeo e del duello a distanza con Gigio Donnarumma.

Torino Sirigu parla della stagione che a breve inizierà e dei suoi obiettivi. L’estremo difensore è un elemento importantissimo per i granata,  che contano su di lui per la difesa. Ecco le sue dichiarazioni a La Gazzetta dello Sport.

Torino, Sirigu: “Qui per giocare le Coppe, Mazzarri aiuta molto”

Decidendo di tornare in Italia, ho scelto il Torino proprio per provare di nuovo la gioia che ti viene trasmessa dalle sfide di Coppa come questa al Wolverhampton. Adesso che ci siamo, il sentimento dominante perciò, non è la preoccupazione per la forza degli avversari, che c’è, ma l’entusiasmo per esserci dentro: io sono proprio contento.

L’entusiasmo è il filo conduttore che ha contraddistinto la nostra squadra fin dal primo giorno di ritiro e deve permeare tutto l’ambiente granata. Lo abbiamo espresso nelle quattro partite già giocate. E pur con qualche calo di concentrazione, i risultati sono stati all’altezza. Adesso ci prepariamo con lo stesso spirito alla sfida che vale l’accesso ai gironi. Io vivrò una settimana elettrica, mi preparerò per affrontare questo avversario che ha qualcosa della nostra storia recente e un modo di stare in campo e una mentalità poco da squadra inglese e un po’ da squadra italiana. 

Mazzarri martellante? Io adesso sono più grande e quindi sto molto più attento ai comportamenti dell’allenatore e a quello che dice: cerco di vedere più in là. Lui è uno che ti prepara in maniera tale da darti certezze. Cioè vai in campo con tutte le tue carte in mano, non ti assale l’insicurezza di dire “cavolo adesso non so cosa fare”… Ho sentito definire Mazzarri un tecnico vecchio stampo, come se fosse arcaico, superato. E invece non lo è: se lui lavora ancora a questi livelli. Significa che essere così metodico, stare dietro a ogni dettaglio, lo ha ripagato.

Mazzarri un maestro di calcio? Per me Sì. E ce ne sono sempre meno. Lo dico ai compagni più giovani: avere Mazzarri a venti, ventuno, ventidue anni è una fortuna perché tra dieci anni vi ricorderete dei suoi insegnamenti come io ricordo perfettamente quello che mi hanno trasmesso Guidolin e Delio Rossi. A volte questa scuola italiana viene sotto stimata, ma un Guardiola, per dire, si è formato da noi. E diversi tecnici italiani hanno vinto all’estero, dove tanti vorrebbero essere come noi. 

I complimenti del presidente Cairo? Certamente c’era l’orgoglio del papà nelle sue parole, però il concetto di fondo è giusto. Mazzarri è stato bravo a far crescere i giovani anche seguendoli solo in allenamento, come è accaduto per Bremer. Che nella passata stagione ha giocato pochissimo e adesso sta dimostrando grande affidabilità. Poi sono ritornati Lyanco e Bonifazi, c’è Djidji e Izzo e Nkoulou giocano sempre ad alti livelli. Aggiungo che anche in altri reparti c’è stata una crescita al punto che adesso in squadra non ci sono le gerarchie di prima. Sì Rincon è fondamentale, Iago ma i più giovani si sono avvicinati: Lukic è maturato, Berenguer è maturato… Zaza, allenandosi bene, ha ritrovato i suoi colpi e sta dando vita a un bel tandem con Belotti”. 

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Sull’Europeo e la sfida con Donnarumma

“Io titolare dell’Italia all’Europeo? Non sono un ipocrita e quindi rispondo di sì: è un mio obbiettivo. Ancora lontano, però lavorerò per guadagnarmelo nel rispetto dei valori espressi da Donnarumma, che sono importanti. 

Donnarumma troppo giovane? Bè sì l’esperienza è importante, la mia gestione della partita, oggi, è diversa da quella di quando avevo vent’anni. Però devo dire che lui, pur essendo giovane, è già molto bravo in questo. 

Gerarchie di Mancini? Di gerarchie non si è mai parlato, per la verità. Però è noto che Donnarumma è visto da tanti, quasi a furor di popolo, come l’erede naturale di Buffon, quello che potrà ripetere la carriera di Gigi. Io ho avuto i miei spazi quando lui è stato infortunato e ambisco a competere per l’Europeo. Con la massima serenità, però, perché la Nazionale si è rinnovata, gioca in modo diverso, sta ripartendo e tutti noi ci sentiamo impegnati in questa corsa che non si è ancora aritmeticamente conclusa. Credo che anche per la crescita di Gigio sia meglio non avere la strada da titolare spianata. Dopo di che se a giugno giocherà lui vorrà dire che lo ha meritato più di me, perché è
molto bravo, e io avrò comunque dato un contributo alla causa. 

Questa stagione col Torino? Nel calcio bisogna sempre lavorare e pensare nell’ottica di migliorarsi. E io sono un perfezionista. Sul piano tecnico, ad esempio, cercherò di offrirmi ai compagni come un riferimento che sappia avviare l’azione con i piedi. Mi piacerebbe molto partecipare al gioco in tal senso e quindi devo allenarmi bene sui passaggi e i rilanci. Sul piano degli obbiettivi di squadra vorrei migliorare la classifica, il settimo posto, in modo da entrare in Europa dalla porta principale. Adesso comunque abbiamo questa sfida prestigiosa con gli inglesi che può rendere sontuoso il nostro approdo ai gironi: noi sentiamo di averlo comunque meritato con il settimo posto raggiunto sul campo. 

Conferma della rosa un vantaggio? Sì, è un vantaggio innegabile. Stare assieme a lungo significa sapere come ti arriva la palla, quando quel compagno scatta, in quale momento devi cambiare l’azione, dove puoi appoggiarti, dove puoi trovare gli spazi… Io ho avuto la fortuna di capitare in spogliatoi globalmente sani, devo dire però che questo gruppo sta molto bene assieme. E non c’entrano le foto postate perché possono nascondere finzioni, gesti di convenienza: ti abbracci e sorridi e poi dopo la foto manco ti saluti. Qui al Torino c’è il piacere di trovarsi anche dopo gli allenamenti”.