Caso Bibbiano, intercettazione shock di una madre affidataria

Nuove intercettazioni gettano una luce inquietante sull’inchiesta per gli affidi di Bibbiano. In particolare nel mirino una madre affidataria e due dottoresse che seguivano i casi dei bambini.

L’inchiesta Angeli e Demoni della Procura di Reggio Emilia sul ‘sistema’ degli affidi di bambini a Bibbiano si arricchisce di nuovi particolari. Come alcune intercettazioni, diffuse dal TgR Emilia-Romagna, che sembrerebbero confermare un quadro inquietante.

In particolare un video, fatto ascoltare del telegiornale regionale, vede coinvolta una delle madri affidatarie finite nel mirino della Procura. Si sente distintamente la donna mentre si rivolge alla bimba che le era stata data in affido. La scarica per strada, sotto un temporale e le urla contro. Il motivo? Semplicemente la bambina non voleva testimoniare i presunti abusi subiti in famiglia, perché non c’erano mai stati.

“Scendi, io non ti voglio più”, grida la donna mentre scarica la bambina. E in un altro audio, sempre intercettato dai carabinieri, sgrida la bimba perché non descrive su un diario gli abusi subiti in passato. L’inchiesta ha dimostrato che quegli abusi non ci sono mai stati, quindi sarebbe stato impossibile parlarne.

Ma alla mamma affidataria servivano per mantenere salda la sua posizione. E così insisteva: “Tu non ci scrivi perché hai paura di scrivere. Perché le cose che devi scrivere adesso sono talmente profonde che non ti va più di scriverci. Non ci vuoi neanche andare vicino”. Un altro documento che andrà agli atti, ma l’inchiesta della Procura continua a svelare nuovi scenari.

Leggi anche: Bambini strappati alle famiglie, manifestazione nazionale a Bibbiano

Bibbiano, arrivano altre intercettazioni clamorose

Una ulteriore conferma, come ha riportato l’Ansa, è arrivata dall’intercettazione di due delle indagate (sono 27 le persone in tutto). Sempre il TgR Emilia-Romagna ha fatto ascoltare un altro audio. “E comunque potevi anche dirgli guardi che lei è sposato, ha figli, cioè non si sa mai…”, seguito da una risata.

A parlare sono una neuropsichiatra e una psicologa delle Ausl reggiane. Le due donne sono indagate, una a piede libero e l’altra sospesa per sei mesi dalla professione. E nella loro conversazione facevano riferimento ad un maresciallo dei Carabinieri che aveva chiesto loro documenti sugli affidi di Bibbiano. Non è ancora stato considerato il reato di minacce a pubblico ufficiale, ma non è nemmeno escluso che possa aggiungersi alle ipotesi di reato contestate.

Un’intercettazione che va ad aggiungersi alla mole già in mano agli investigatori sul presunto sistema illecito per gli affidi. Al centro dell’inchiesta la responsabile dei servizi sociali Federica Anghinolfi e lo psicoterapeuta Claudio Foti.

In particolare quest’ultimo ha l’obbligo di dimora a Pinerolo, città nella quale vive. Motivando questa decisione, nei giorni scorsi, il Tribunale del riesame di Bologna hanno parlato di una ‘scuola Foti’ nella psicoterapia dei bambini.

Sarebbe caratterizzata , come si legge, da “elementi di forte pressione e forzatura nonché ingerenza nella vita privata nei minori, in violazione della Carta di Noto”. Tutto sarebbe nato nella Onlus torinese ‘Hansel e Gretel’ ed esportato ad altri territori, come la Val D’Enza e Bibbiano in particolare.