Cutrone amaro: “In Italia si preferiscono gli stranieri” 

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:00

Wolverhampton, parla Patrick Cutrone. “E’ sempre la solita storia: da noi vengono preferiti gli stranieri”, ammette il giocatore in riferimento all’addio al Milan

Patrick Cutrone e il Milan, una ferita aperta. Dopo 8 anni in rossonero, il 21enne di Como quest’estate è stato costretto ad accettare il Wolverhampton. La sua cessione, per 25 milioni complessivi, è servita per finanziare l’acquisto di Rafael Leão, un talento portoghese classe 99. Un addio che ha fatto discutere molto, anche perché al suo è seguito anche quello di Moise Kean che la Juventus anche ha ceduto in Premier League.

Così torna d’attualità un vecchio quesito: perché i giovani italiani hanno sempre meno spazio? Cutrone, direttamente dall’Inghiterra, ne ha parlato a La Gazzetta dello Sport oggi in edicola:“E’ sempre la solita storia: da noi vengono preferiti gli stranieri. Per i ventenni è dura, ma in ogni caso ci tengo a sottolineare una cosa: sarò sempre grato al Milan per quello che mi ha dato”. Il Ct Roberto Mancini anche si è detto dispiaciuto che gli italiani siano costretti ad andar via: “Ha ragione, ma per quanto mi riguarda, cercherò di non farmi dimenticare e di non sparire dal suo radar”. 

Cutrone tra l’addio Milan, Toro e la Premier League

Tuttavia, ora per Cutrone inizia una nuova avventura nel più importante campionato del mondo. La carica è già a mille: “Ogni esperienza migliora gli esseri umani, ma non tutte le esperienze sono uguali. Avere la chance di giocare in Premier e non sfruttarla a dovere, sarebbe un errore imperdonabile. Come ho detto presentandomi ai tifosi, darò il meglio di me stesso per dimostrare che posso reggere con dignità questo palcoscenico. Il contesto è ottimo. L’allenatore è molto preparato. La squadra ha voglia di fare bene. E io voglio superare a pieni voti quest’esame”.

Intanto in Italia ci tornerà presto, in quanto sfiderà il Torino in Europa League: “Sarà dura. Il Toro è forte. Ci sono diverse affinità tra noi e loro: tifoserie passionali, carattere, orgoglio, senso di appartenenza”. Non tutti i mali però vengono per nuocere. Così da un addio doloroso e costretto, ora il baby bomber si gode il suo nuovo paradiso calcistico: “L’atmosfera è davvero fantastica. Mi incuriosiva vivere in prima persona questo clima e devo dire che è vero quanto si racconta nel mondo: il campionato inglese possiede qualcosa di speciale. Quassù c’è un’etica del lavoro incredibile. L’impegno riguarda tutti e a tutti i livelli. La professionalità è fuori discussione, poi c’è il resto: la bellezza degli stadi, l’entusiasmo dei tifosi, la storia, il ritmo serrato delle partite, avversari di livello mondiale”. 

 

 

P.C.

 

 

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