Governo M5S-Pd, troppi ostacoli: la querela, il Conte-bis, i militanti

Governo M5S-Pd, la trattativa sembra arenata per i troppi ostacoli: la querela contro Luigi Di Maio, il nodo del Conte-bis, i militanti.

Non ci sono solo le accuse dei militanti a frenare la trattativa tra M5S e Pd per la formazione di un nuovo governo. L’esecutivo potrebbe non nascere mai perché troppi sono gli ostacoli, a partire dalla richiesta decisa dei pentastellati: per loro, l’unica possibilità per andare avanti è costituita da un governo Conte-bis. Lo hanno detto stamattina prima di far saltare un incontro già programmato: “Nessun altro incontro fino a quando non avranno chiarito ufficialmente la loro posizione su Giuseppe Conte. Se si vuole il voto lo si dica apertamente. Il M5S è la prima forza politica in Parlamento, lo ricordiamo a tutti”.

Troppe accuse reciproche: non nasce il governo M5S-Pd

L’accusa del Movimento 5 Stelle lascia pochi margini alla trattativa: “In una fase così delicata per il Paese non c’è tempo da perdere. Noi stiamo lavorando intensamente per dare risposte immediate ai cittadini. E dobbiamo sbrigarci perché il tempo stringe. Nel Partito Democratico, però, hanno ancora le idee confuse. Predicano discontinuità ma ci parlano solo di incarichi e di ministeri, non si è parlato né di temi né di legge di bilancio. Così non va proprio bene”.

C’è poi un aspetto che emerge ed è legato alle parole di Luigi Di Maio sul caso Bibbiano: “Io col Pd non ci voglio avere nulla a che fare, con il partito di Bibbiano che toglieva i bambini alle famiglie con l’elettroshock per venderseli non voglio averci nulla a che fare e sono stato in questo anno quello che più ha attaccato il Pd”. Il capo politico del Movimento 5 Stelle aveva anche accusato Nicola Zingaretti, segretario Pd, di ridere “quando gli chiedono di rispondere sul caso Bibbiano”. Proprio quel “mai col partito di Bibbiano” è al centro di una querela presentata contro il vicepremier grillino dal Pd e confermata dal responsabile organizzazione del Partito Democratico, Stefano Vaccari: i dem chiedono le scuse. Quindi evidenziano: “Sono i ragazzi dei 5 Stelle ad aver usato toni fuori misura, tocca a loro chiedere scusa prima di qualsiasi altra cosa”.

Intanto, il Movimento 5 Stelle deve fare anche i conti con le defezioni interne: la principale è quella del senatore Gianluigi Paragone, in passato direttore del quotidiano ‘La Padania’, house organ della Lega Nord. Questi ha in più occasioni affermato di essere fermamente contrario a un’alleanza con il Partito Democratico e lo ha ribadito anche stamattina nel corso della trasmissione di La7 Omnibus. Ma potrebbe non essere l’unico, come spiega lui stesso: “Quanti come me? Non lo so, non ragiono in termini di correnti e non faccio questi esercizi. Sono coerente con quello che ho detto in Tv e quanto messo nero su bianco nei miei libri. Questa sinistra è la peggiore possibile”.