Napoli – “Col premio al suo killer, mio padre è stato ucciso due volte”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:14

La figlia di un vigilante ucciso a Napoli tuona sdegnata contro il killer, premiato con il permesso di festeggiare i suoi 18 anni

Marta della Corte, figlia di un vigilante ucciso a Napoli nel marzo del 2018, ha parlato nelle ultime ore mostrando tutta la sua giustificata rabbia, nei confronti del killer del padre.

La ragazza ha affermato di aver provato una rabbia profonda, nel vedere le foto della festa di 18 anni del killer di suo padre. Le fotografie riprendevano le scene di una festa di compleanno. Una coppia che si bacia, un gruppo di amici che sorride e sul muro un bel 18 gonfiabile. Sembrerebbero scene normali, ma non se si parla di Ciro U., uno dei tre giovanissimi condannati in primo grado a sedici anni e mezzo di reclusione per l’omicidio di Francesco Della Corte.

Il vigilante morì sotto le bastonate di una banda, che tentò di rapinarlo durante il suo orario di lavoro nella stazione di Piscinola.

Marta non ce l’ha fatta a resister, e dopo aver visto il ragazzo felice per la sua festa di compleanno ha dichairato: “Mi fa stare male il solo fatto che quel ragazzo, dopo aver ucciso un uomo, possa aver pensato di festeggiare tranquillamente il suo compleanno. Significa che non hanno capito nulla, né lui né chi lo circonda. E trovo assurdo, vergognoso, che gli sia stata concessa l’autorizzazione“.

Il processo per la morte del padre inizierà il 19 settembre. Il presidente della Corte d’Appello sarà Giuseppe De Carolis, che potrebbe svolgere anche il ruolo di Ministero della Giustizia. Secondo una prima ricosturzione il permesso per il ragazzo, sarebbe stato accettato dopo una relazione dei servizi sociali.

Napoli, Marta afferma: “Erano tutti sorridenti, distesi. Mi è sembrato davvero troppo.”

La ferita per la perdita del padre è ancora aperta, così Marta per manifestare il suo dolore ha deciso di aprirsi durante un’intervista.

Ad aprire l’intervista una domanda sulla presenza di troppo buonismo, a cui la ragazza ha risposto: “Sì, mi pare evidente. Forse poteva funzionare prima, quando erano pochi i minorenni che commettevano reati, non in un periodo come questo, dove stiamo assistendo a un’emergenza vera e propria. Così i ragazzi vengono spinti a delinquere o possono essere usati come strumento dagli adulti. “Tanto non ci possono fare niente”, lo dicevano anche nelle intercettazioni“.

Poi Marta ha risposto rivelando se gli assassini hanno mostrato segni di pentimento: “Uno solo di loro ci ha scritto tre righe di scuse. Ma in udienza li ho sentiti parlare. Spiegavano come avevano ucciso un uomo, un padre di famiglia che usciva di casa tutti i giorni per lavorare, senza piangere, senza lasciar trasparire alcuna emozione. Nelle loro parole non c’era alcun sentimento. Hanno commesso un omicidio gratuito, sono persone cattive dentro”.

La ragazza è poi intervenuta sulla festa di compleanno che ha scatenato la sua rabbia: “Erano tutti sorridenti, distesi. Mi è sembrato davvero troppo. Significa che nessuno di loro ha compreso la gravità di quello che è accaduto“.

Nonostante tutto Marta crede ancora nella giustizia

A concludere l’intervista con Marta, ci sono state due domande piuttosto pungenti. Prima è stato chiesto a Martase credesse ancora nella giustizia. La risposta della ragazza è stata ferma e decisa: “Certo che ci credo. Studio Giurisprudenza, ho sempre sognato di fare l’avvocato ma, dopo questa vicenda, a volte penso che sarebbe bello diventare magistrato“.

Infine, la ragazza di Napoli ha concluso su quanto è stato duro tornare a studiare: “Tanti me lo chiedono. Lo faccio perché è ciò che mi lega di più a mio padre. Era una persona solare, amo ricordarlo mentre sorride. Era orgoglioso dei miei studi, mi incoraggiava sempre: questo è quello che mi fa andare avanti“.

L.P.

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