Ndrangheta, dirigente della Juventus arrestato per affari col boss

Ndrangheta, dirigente della Juventus arrestato per affari col boss. Brutte notizie per il club bianconero che oggi scopre dell’affiliazione che vantava Giuliano Pastore. 

conferenza de Ligt alla Juventus
De Ligt (via Twitter Juventus F.C.)

Ndrangheta, medico della Juventus arrestato per affiliazione mafiosa. Ennesima vittima mietuta durante la cosiddetta operazione Barbarossa. Il nome dell’operazione, che non ha nulla a che fare con l’invasione nazista dell’Unione Sovietica, ha come obiettivo colpire la Ndragheta. L’associazione di stampo criminale originaria della Calabria ha radici profonde ovunque e come si è scoperto anche alla Juventus. Infatti l’indagine fatta dalla polizia di Torino. Le indagini e le testimonianze hanno portato ad indagare su Giuliano Pastore, dirigente all’interno della direzione commerciale del J Medical. Nella giornata di ieri lui ed altre quindici persone, riporta Il Fatto Quotidiano, sono state arrestate per collusione mafiosa. Il membro della dirigenza della Juventus aveva dei rapporti importantissimi con il boss locale.

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Ndrangheta, dirigente della Juventus arrestato per affari col boss

Ad essere decisiva è la testimonianza Pierpaolo Gherlone, ex presidente dell’Asti Calcio. Gherlone è attualmente imputato di concorso esterno in associazione mafiosa nel processo “Barbarossa“. L’ex numero uno dell’Asti Calcio qualche anno fa, a corto di denaro, era entrato in contatto con Pastore. Il dirigente bianconero aveva intercesso per lui con il boss ndranghtista locale, ottenendo che gli concedesse il prestito. Ovviamente il tasso di interesse di tale transazione prevedeva delle percentuali di tipo usuraie, con scadenze pesanti e rigide. La sua testimonianza ha portato all’arresto quindi del dirigente della Juventus, che ora è in manette con altre 14 persone. In particolare Pastore avrebbe avuto un rapporto quasi fraterno con Renato Macrì, boss della Ndragheta locale con il quale truffava anche banche ed altri malcapitati. Ora si attende che la giustizia faccia il proprio corso e che il giudice che segue il caso esponga la sua decisione.