Sbarchi in Salento: circa 80 i migranti arrivati in poche ore

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:58

Continuano gli sbarchi, questa volta intercettati due barconi al largo delle coste salentine

Sono in totale 81 i migranti coinvolti negli sbarchi in due ondate sulle coste salentine negli ultimi giorni. L’ultimo proprio la scorsa notte, ad Otranto, dove hanno attraccato ben 34 migrati curdo-iracheni. L’imbarcazione era stata intercettata dalla Guardia di Finanza e fatta attraccare ad Otranto dove sono in corso le indagini sui due scafisti. A bordo tante donne e bambini a cui si sta cercando di risalire per saperne i connotati.

Prontamente soccorsi, parla la portavoce internazionale per la Croce Rossa Puglia, Mimma Antonaci: “E’ stato uno sbarco particolare anche per noi, erano molto spaventati, sui loro volti si leggeva la tristezza, sollevati per essere vivi, ma non felici di scappare. Erano tutti curdi e iracheni molto probabilmente scappano dalla guerra”. Proprio poche ore prima di questo sbarco, un altro, con a bordo 47 migrati è avvenuto a Santa Maria di Leuca.

Questa volta i migranti erano perlopiù giovani, molti minori non accompagnati ed un nucleo familiare, tutti provenienti da Pakistan, Iran, Iraq, India, Bangladesh, Afghanistan. Quest’ultimo barcone è stato intercettato dalla Guardia costiera di Gallipoli che, insieme alla Guardia di Finanza, li hanno scortati fino al porticciolo di Santa Maria di Leuca.

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Non tutti gli sbarchi finiscono bene: la storia di Fakher

Naufragio a Lampedusa, nuova tragedia migranti nel Mediterraneo. Un barcone si è rovesciato e sono 13 i morti certificati al momento. 20 i superstiti, tra cui donne e bambini, ma anche tanti dispersi. Sull’imbarcazione infatti c’erano circa 50 persone. Tra le persone sparite anche lo scafista che guidava l’imbarcazione, accusato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e morte o lesioni come conseguenza di altro delitto.

Tra le vittime c’è anche un ragazzo tunisino di 28 anni, Fakher. La sua è una storia particolare, forse ancor di più di tutti gli altri, perché era arrivato in Italia con la speranza di guarire il proprio tumore. A raccontarlo sono stati i sopravvissuti agli inquirenti presenti: “Era malato da tempo, ma le cure in Tunisia non erano andate bene. Così aveva pensato di provarci in Italia viaggiando con un gruppo di amici. Ma ora non c’è più…”.