Mafia, arriva l’ultima clamorosa verità sulla Strage di Capaci

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:30

Si torna a parlare della Strage di Capaci. Secondo Riggio, pentito di Mafia, un poliziotto avrebbe posizionato l’esplosivo sotto l’autostrada

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Mafia, un pentito riapre i dubbi sulla Strage di Capaci

Si riapre il caso sulla Strage di Capaci, dove perse la vita il magistrato antimafia Giovanni Falcone. Pietro Riggio, mafioso pentito di 54 anni, ex agente della polizia penitenziaria e mafioso del clan di Caltanissetta, che collabora con la giustizia dal 2009 ha chiesto di tornare a parlare sulla Strage di Capaci.

Rggio così ha fatto rialzare il polverone su chi abbia messo la bomba sotto l’autostrada. Davanti alla giustizia, il 54enne ha raccontato una storia misteriosa, in cui il protagonista è un ex poliziotto che chiamavano il “turco”. Secondo Riggio, proprio l’ex poliziotto gli avrebbe raccontato di aver partecipato alla fase esecutiva delle strage Falcone. Il 54enne ha poi raccontato che “il turco” si sarebbe occupato del riempimento del canale di scolo dell’autostrada con l’esplosivo, operazione eseguita tramite l’utilizzo di skate-bord”.

Dopo le dichiarazioni di Riggio, sono rimasti perplessi i magistrati nisseni. Infatti la magistratura è sempre stata scettica sulla presenza di un “doppio cantiere” per la strage del 23 maggio 1992.

Così il procuratore aggiunto di Caltanissetta, Gabriele Paci, ha chiesto subito: “Ma perché non ha mai parlato prima di questo ex poliziotto?“, Riggio ha prontamente risposto: “Fino ad oggi ho avuto paura di mettere a verbale certi argomenti, temevo ritorsioni per me e per la mia famiglia. Ma, adesso, i tempi sono maturi perché si possano trattare certi argomenti“. Poi il pentito ha proseguito mettendo a verbale una serie di dettagli sulla vicenda.

Mafia, i dettagli di Riggio alla procura di Caltanissetta

Pietro Riggio arriva arriva dal processo bis d’appello per la strage di Capaci. Qui il procuratore aggiunto Lia Sava ha depositato alcuni verbali del collaboratore. Sava ha riportato che Riggio è venuto alla conoscenza di questo presunto agente, nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Nel 2000 è avvenuta la scarcerazione, qui l’ex poliziotto recluta il mafioso per fare parte di una non ben identificata struttura dei Servizi che si occupa della ricerca di latitanti. Riggio passa qualche notizia. Intanto, in quel periodo, anche alcuni investigatori della Direzione investigativa antimafia agganciano il mafioso nisseno.

Nei verbali di Caltanissetta, Riggio parla anche di questo, affermando: “Avrei dovuto dare loro una mano per la cattura di Provenzano, indicando le persone che erano in contatto con lui, insomma diventando una sorta di infiltrato“. Il pentito, infatti apparteneva a Carmelo Barbieri, mafioso legato all’entourage del padrino di Corleone. La cosa non sfuggi a Gabriele Chelazzi, pubblico ministero che indagava sui misteri delle stragi di Roma, Milano e Firenze. Chelazzi convoco Riggio per consegnare alcune testimonianze,ma il pentito quell’occasione si avvalse della facoltà di non rispondere.

L.P.

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