Ragusa, traffico illecito di rifiuti: scattano 15 arresti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:14

Traffico illecito di rifiuti nel ragusano, scattano 15 custodie cautelari

La Polizia di Stato di Ragusa ha eseguito stamane 15 ordinanze di custodia cautelare per il traffico illecito di rifiuti. Le persone incriminate facevano parte di un’associazione a delinquere di stampo mafioso denominata “stidda” (stella) che trafficava il riciclo di plastica. Sono al momento in corso, come riferisce Rainews, sequestri preventivi di aziende nel settore. Questo lo ha richiesto direttore distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Catania. Tra i reati si imputano l’estorsione pluriaggravata, illecita concorrenza con minaccia, lesioni aggravate, la ricettazione, la detenzione, il porto di armi da sparo ed il danneggiamento seguito da incendio.

Le indagini hanno avuto inizio nel 2014 dopo un sequestro fatto a Roma dalla Squadra Mobile di calzature prodotte con materiali nocivi per la salute. Subito ha preso piede l’ipotesi dell’esistenza di un’organizzazione che trafficava in rifiuti plastici con sede nelle province di Ragusa e Catania e poi esportati in Cina. Qui, secondo i magistrati, venivano utilizzati per fabbricare scarpe, poi importate in Italia e messe in vendita pur contenendo sostanze tossiche.

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traffico rifiuti, Ragusa

Traffico illecito di rifiuti a Ragusa, gli arrestati

Tra gli arrestati c’è Claudio Carbonaro, collaboratore di giustizia tornato libero 4 anni fa, al termine del programma di protezione. Per l’accusa, l’uomo stava tentando di riorganizzare il clan con un assetto più imprenditoriale e meno sanguinario. In manette anche Giovanni e Raffaele Donzelli, padre e figlio, titolari dell’azienda Sidi.

“C’è stato un patto scellerato tra l’associazione mafiosa che si stava ricostruendo con a capo Claudio Carbonaro e l’imprenditoria locale. L’indagine ha permesso di verificare che alcuni imprenditori di Vittoria avevano vantaggi enormi per lo smaltimento della plastica e riuscivano ad estromettere altri operatori puntando sulle minacce e sulla pressione mafiosa. Tra l’altro vi era stata una spartizione del territorio tra le famiglie mafiose di Ragusa e Caltanissetta proprio per non calpestarsi vicendevolmente i piedi”. Ha detto il questore di Ragusa Salvatore La Rosa margine del convengo ‘Plastic free‘.

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