Sergio Martino, ecco chi è il regista di film di genere italiano

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Sergio Martino, ecco chi è il famoso regista italiano. Notissimo per i suoi film, spesso le sue opere cinematografiche erano a metà tra l’erotico ed il thriller. 

sergio Martino
Sergio Martino (via Youtube)

Sergio Martino è nato a Roma il 19 luglio 1938. La passione per il cinema gli scorre nel sangue, essendo nipote del regista Gennaro Righelli. Ed infatti anche suo fratello, Luciano Martino, diverrà un produttore cinematografico. Da subito appassionato al cinema, inizia ad approcciarsi a questa arte negli anni settanta. Inizialmente ha ruoli parecchio marginali nelle opere alle quali partecipa, ma col tempo comincia a ritagliarsi uno spazio sempre più grande. Comincia a scrivere parti delle sceneggiature dei primi film e poi diventa aiuto regista e poi regista. Nel 1968 firma un sexy-documentario chiamato “Mille peccati e nessuna virtù”. Da quel momento tantissimi lavori di alto livello ed un successo importante.

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Sergio Martino, ecco chi è il regista di film di genere italiano

Il suo primo lungometraggio è Lo strano vizio della signora Wardh. Grazie a questo film a tinte hot promuove l’astro nascente del cinema italiano, Edwige Fenech. La mora diventa una degli attrici con cui lavora meglio, facendone un vero e proprio fenomeno cinematografico. Sarà ancora lei la protagonista di due suoi film successivi: Tutti i colori del buio (1972) e Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave (1972). A questo punto, con la critica che lo acclama, inizia una fase di incredibile sperimentazione. Ne conseguono: Milano trema: la polizia vuole giustizia (1973), la commedia-sexy Giovannona Coscialunga disonorata con onore (1973), il cannibalesco La montagna del dio cannibale (1978) ed il fantasy L’isola degli uomini pesce (1979). Nel 1973 Sergio Martino vola addirittura ad Hong Kong per girare un fil  con Bruce Lee come protagonista, me ci furono divergenze con la produzione e tutto saltò all’ultimo minuto. Quindi firma Assassinio al cimitero etrusco (1982) ed il post-atomico 2019 – Dopo la caduta di New York (1983). Suo anche il cult assoluto L’Allenatore nel Pallone con Lino Banfi.

La sua intervista nel 2017

Le sue parole al Cinematographe: “Fu un produttore tornato da una convention ad Hong Kong a dirmelo: il cinema è morto, l’ha ucciso la tecnologia. Aveva visto il primo DVD, e mi disse che il cinema non poteva reggere a quella concorrenza, che la televisione si sarebbe presa ciò che era rimasto. Io non gli credetti, nessuno gli credette…come potevamo? Facevamo i film, avevamo successo, non vedevamo ciò che ci circondava.

Poi gli americani dopo Star Wars crearono questo gigantismo cinematografico che ci tagliò le gambe, non potevamo reggere a tutti quei milioni spesi in effetti digitali, ma la colpa è anche dell’Italia e della sua politica. Il cinema (e non solo il cinema) non è stato più oggetto di cura ed investimenti dalla fine degli anni ’80; non abbiamo più curato la tecnica e la tecnologia, e si che ne avevamo di esperti di effetti speciali. 

pensate all’ultimo Balde Runner. Pieno di divi eccetera e da noi fa si è no 3 milioni di euro. Questa cifra la facevo io con i miei film di una volta. La verità è che la televisione, le nuove serie, hanno distrutto il cinema, ormai la fruizione è a casa propria. Io non ci riuscirei mai, è una cosa troppo diversa, ci sono degli elementi di distrazione attorno troppo forti: il vicino che fa casino, il telefono che suona, la moglie che rompe le scatole…che roba è? La sale però una volta era sempre piena, c’erano cori da stadio, gente che stillava, ma forse è anche perché ormai tutto costa troppo”. 

Sui costi ed il cinema odierno

“Una volta uscivi, mangiavi, andavi al cinema e costava il giusto, oggi una famiglia che lo vuole fare spende un patrimonio…poi è ovvio che se la guardano in tv o con lo streaming. Ma non lo abbiamo capito finché non è stato troppo tardi, non coglievamo il fatto che ormai sparivano i mecenati, gli imprenditori interessati al film, a produrlo, a farlo bene. Oggi magari metti 500mila euro per la produzione e punti a intascartene il 10% risparmiando… ma è cominciata molto tempo fa ripeto la crisi. 

Il cinema oggi? Sta morendo certo, ma in Italia se non altro vedo una volontà di riscoprire l’originalità, di andare oltre il già visto e già sentito. Matteo Garrone mi ha cercato, si sta vedendo i miei film, lo affascina come passavo da un genere ad un altro. Per farlo bisogna avere fantasia, vedere la scena prima ancora di montarla. Lui è bravo, credo però che in fondo quello che gli viene meglio sia parlare del mondo criminale. Anche Mainetti mi sembra un ragazzo che ha un grande futuro, mi piaceva anche Calligari che purtroppo è mancato un paio di anni fa. A livello televisivo confesso che faccio un’eccezione sul medium per Sollima, non so perché al cinema ancora non gli fanno fare niente. La televisione ultimamente mi sembra che esalti un pò troppo personaggi che non andrebbero esaltati, basta aprire un giornale e leggere un fatto di cronaca per capirlo”.