Attacco terroristico al London Bridge: chi era Usman Khan

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:20

Attacco terroristico al London Bridge di venerdì 29 novembre: chi era Usman Khan, il terrorista ucciso sul ponte di Londra dalla polizia.

Usman Khan

Usman Khan ha ucciso due persone e ne ha ferito almeno altre tre nell’attacco al London Bridge di ieri, venerdì 29 novembre. Ma non era sconosciuto alla polizia. Nel 2012, venne condannato per il suo ruolo nel cosiddetto complotto della Borsa. Si trattava di uno schema di attacco terrorista pianificato per alcune bombe da piazzare a Natale alla Borsa di Londra, l’ambasciata americana e la casa di Boris Johnson, che era allora sindaco di Londra. Impressionante il suo ritratto, tracciato dai media inglesi.

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Chi era Usman Khan, il terrorista ucciso a London Bridge

Al momento della sua condanna, il giudice ha avvertito che era un “vero jihadista” che non doveva essere rilasciato mentre rimaneva una minaccia per la popolazione. Ma la polizia ha confermato ieri sera che Khan, 28 anni, dello Staffordshire, è stato liberato dal carcere con un braccialetto elettronico. Quando è stato ucciso, il terrorista indossava un finto giubbotto esplosivo. Ha partecipato alla conferenza sulla giustizia criminale Learning Together nella Fishmongers ‘Hall sul London Bridge. A un certo punto, ha iniziato a sferrare coltellate ad altri detenuti o ex detenuti che erano con lui.

Si pensa che l’assassino abbia partecipato alla sessione mattutina, prendendo parte a vari seminari, in cui ha descritto le sue esperienze come prigioniero. Intorno alle 14.00 ha iniziato a sferrare coltellate mortali, improvvisamente. Usman Khan aveva avuto il permesso di partecipare all’evento insieme ad altri criminali condannati. Era in carcere per aver preparato atti terroristici come membro di una cellula terroristica ispirata ad al-Qaeda che conteneva altri otto uomini. Lui e i suoi complici avevano anche pianificato di costruire un campo di addestramento terroristico nel Kashmir controllato dal Pakistan. Qui ci sono terreni di proprietà della famiglia Khan. Stava scontando una condanna a pochi anni di carcere, nonostante le gravi accuse che gli venivano mosse.

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