Coronavirus e bambini: trasmissione, contagio e sintomi

Il ruolo dei bambini della diffusione del Coronavirus: trasmissione, contagio e sintomi nei più piccoli, i rischi del prolungato lockdown.

(ANDREAS SOLARO/AFP via Getty Images)

Che ruolo hanno i bambini nella diffusione del Coronavirus? Qual è la possibilità che trasmettano il virus? Come funziona il contagio e quali sono i sintomi? Lo spiega in maniera semplice ed efficace Sara Gandini, direttrice dell’unità “Molecular and Pharmaco-Epidemiology” presso il dipartimento di Oncologia Sperimentale dell’IEO di Milano ed epidemiologa. La docente – che è anche statistica di fama mondiale – si dice preoccupata per “le conseguenze che la chiusura delle scuole avrà sulla salute dei bambini”. Dall’altro lato, “le evidenze scientifiche scagionano i bambini sul fronte del virus”.

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Trasmissione, contagio e sintomi da Coronavirus nei bambini

La Gandini analizza i risultati di uno studio che un altro luminare, Jonas F Ludvigsson, ha pubblicato recentemente su Acta Paediatrica. Da qui emerge che “i bambini tendono ad avere una malattia più lieve rispetto agli adulti e spesso nessun sintomo”. Inoltre, in ambito familiare è raro che il contagio avvenga da parte dei bambini. Il motivo potrebbe risiedere nel fatto che i più piccoli “hanno meno sintomi da COVID-19, come tosse e starnuti, rispetto agli adulti”. Viene quindi citata una ricerca cinese su “una forte associazione tra gravità della malattia e trasmissione COVID-19”.

Vengono citati nell’articolo una serie di studi e tutti dimostrano come il contagio da bambino a bambino o da bambino ad adulto sia unico che raro. “In uno studio di 66 gruppi familiari non è stato trovato alcun caso in cui il bambino fosse il caso indice e in un studio di 419 cluster domestici non si sono individuati casi di età inferire ai 15 anni”, spiega la Gandini, citando alcune di questi studi. Un altro esempio viene dalla Francia, dove un bambino affetto da Coronavirus ha frequentato tre diversi istituti. Nessuno dei 112 compagni con cui è entrato in contatto è risultato positivo. Altre ricerche arrivano agli stessi risultati per cui “gli studi di Jonas F Ludvigsson su Acta Paediatrica, che rivedono più di 500 articoli e lettere scientifiche pubblicati, incluse le pubblicazioni più recenti, sono decisamente rassicuranti”.

I rischi del lockdown sui bambini

Partendo da questi studi, sottolinea l’epidemiologa, si può lavorare alla ripartenza delle scuole. Scrive infatti: “Numerosi scienziati sono concordi nel ritenere che i politici devono tenere in conto di questa vasta rassicurante evidenza scientifica quando prendono decisioni che riguardano le chiusure scolastiche, soprattutto quando vengono attuate per lunghi periodi”. Si evidenziano ogni giorno i “danni collaterali provocati nei bambini dalle conseguenze del lockdown e soprattutto della chiusura prolungata di servizi educativi e scuole”. Per tale ragione, l’invito è quello di lavorare a una riapertura in sicurezza delle scuole e degli asili, mettendo in campo buone pratiche “come ad esempio insegnare ai bambini a lavarsi le mani”.

La Gandini conclude: “Aggiungo, in quanto madre e ricercatrice, che a rimanere a casa e prendersi cura dei figli piccoli se le scuole restano chiuse sono soprattutto le donne. Questo non solo non aiuta le donne, ma nemmeno la società intera che ha bisogno di tutte le competenze in questa emergenza”. A tal proposito, l’epidemiologa ricorda come il numero delle donne sotto i 65 anni impiegate in ambito medico supera quello degli uomini. A questi numeri vanno aggiunti il ruolo di infermiere e ricercatrici.

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Pubblicato da Guido Silvestri su Giovedì 28 maggio 2020