Neanche Vallanzasca lo ha fatto così tante volte come lui. La vita avventurosa di Max Leitner.

A guardare questo signore di 63 anni, con gli occhiali, imbolsito, non penseresti mai di avere a che fare con un uomo che ha rivaleggiato con Vallanzasca.

Chi è Max Leitner? A molti il nome dirà poco, soprattutto ai più giovani.

Max Leitner nasce a Elvas di Bressanone in Alto Adige nel 1958 e ben presto iniziò la sua carriera da criminale mettendo a punto una serie di rapine tra l’Alto Adige e l’Austria. Nel 1990 il suo primo incontro con il carcere. Fu catturato in Austria mentre tentava una rapina ad un furgone portavalori. Una scena da film, con annessa sparatoria, inseguimento e arresto. Evase dopo pochi giorni per consegnarsi alle autorità italiane. Le sue parole ai frontalieri furono: meglio stare in un carcere italiano che in uno austriaco.

Max Leitner
Max Leitner (Instagram)

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Un uomo “evasivo”

Nonostante la sua “preferenza” per gli istituti di pena italiani, non vi ha soggiornato a lungo. Nel 1992 evase dal carcere di Bolzano in stile Banda Bassotti, con tanto di lima e lenzuola annodate. Dopo 6 mesi si riconsegnò alle autorità a Padova dove rimase fino alla successiva evasione nel 2002.

Arrestato nuovamente per rapina ad una banca nel 2003 finì nel carcere di Bergamo, da dove evase ancora in compagnia di un mafioso del clan Radosta ed espatriò in Marocco, a Rabat. Qui furono entrambi arrestati. Se il carcere austriaco fu definito da Leitner “medievale”, altri e ben più pesanti aggettivi devono essere venuti in mente al criminale altoatesini entrando nel penitenziario marocchino.

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Lo descrisse così: «Non è una cella, è un salone, un unico grande locale con centinaia di persone. Quattro poliziotti mi spingono dentro, gli altri detenuti non ci fanno nemmeno caso. Alcuni sono rannicchiati sul pavimento, pochi hanno un letto e ci stanno distesi sopra. È pieno di mosche, il cesso è sempre occupato, devi metterti in coda. Poi la porta si spalanca, entrano otto guardie con un pesante pentolone e pile di piatti di plastica nei quali schiaffano una zuppa di fagioli usando un grosso mestolo. Se si pagano dieci euro si può avere il terzo di un letto».

Rientrato in Italia evase ancora facendo leva sui buoni sentimenti del parrocchiano del carcere. Gli chiese di accompagnarlo a casa per incontrare l’anziana madre e visitare la tomba del padre. Mosso a compassione dalla storia strappalacrime, il cappellano acconsentì, ma in una stazione di servizio sull’A22 il nostro Papillon si è dato…

Robin Hood

Max non si è mai sentito troppo colpevole delle sue malefatte, infatti si è definito un Robin Hood, in quanto ha sempre e solo derubato banche, non persone.  Diventò una vera leggenda tanto che un cantautore altoatesino gli dedicò una celeberrima (?) canzone. Aveva anche chiesto la grazia al presidente Napolitano in questi termini: “Egregio dottor Giorgio Napolitano, Capo dello Stato, sono Max Leitner, una povera vittima di persecuzione. Le chiedo gentilmente di provvedere affinche’ potro’ ottenere la grazia, per poter vivere una vita normale e leale”.

Considerandosi perseguitato, ha esposto la sua vicenda giudiziaria alla Corte internazionale per i diritti dell’uomo di Strasburgo.

Gli ultimi anni di pena li ha vissuti alternandosi tra carcere e reparto psichiatrico.

La libertà (poca)

Libero dal 2019, si pensava di potersi dimenticare di questo personaggio, ma così non è stato.

L'arresto di Leitner
L’arresto di Leitner (Instagram)

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Qualche giorno fa Max Leitner è finito ancora in carcere. Stavolta si è reso protagonista di una sparatoria nella zona industriale di Bolzano. Una prostituta nigeriana ha chiamato la polizia perchè qualcuno aveva sparato contro l’auto in cui “stava lavorando”. Ci è voluto poco alla polizia per identificarlo e prenderlo. Anche stavolta provato a scappare, ma evidentemente con l’età non è più agile come un gatto.

Gli agenti lo hanno quindi riportato a casa, il carcere.