Francesco Pannofino, testimone di uno dei misteri che ha rivoluzionato la politica italiana | Il racconto

Nella vita giovanile dell’attore e doppiatore è stato testimone di uno degli eventi di maggiore rilievo nella storia d’Italia

Un volto, ma, soprattutto, una voce inconfondibili. Francesco Pannofino è una delle personalità più conosciute del cinema italiano. La sua verve è contagiosa e ci diverte sempre. Sia che sia lui a recitare, ma anche quando presta la propria voce. Nel racconto che vi facciamo oggi – e che ha per protagonista il noto attore e doppiatore – c’è però ben poco da ridere.

Francesco Pannofino
Francesco Pannofino (foto web)

Oggi 63enne, è fra i più celebri rappresentanti della quinta generazione del doppiaggio italiano. Ma la sua voce è anche quella di attori hollywoodiani molto noti come Denzel Washington, George Clooney, Kurt Russell, Jean-Claude Van Damme e Wesley Snipes.

Parallelamente alla carriera da doppiatore, Francesco Pannofino ha avviato, con grande prolificità, una fortunata carriera da attore. Soprattutto per quanto concerne le commedie. Ha riscosso particolare successo con l’interpretazione del personaggio di René Ferretti nella serie televisiva Boris e nel film omonimo.

Ma non è l’unico lavoro di grande successo. Qualche titolo esemplificativo per dimostrare quanto sia tenuto in considerazione nel mondo del cinema italiano: “Così è la vita” (1998), “Diverso da chi?” (2009), “Maschi contro femmine” (2010), “A mano disarmata” (2019). E’ lui la voce fuori campo che ci fa ridere insieme a Pio e Amedeo nelle trasmissioni dei due comici pugliesi.

Ma cosa sappiamo della vita privata di un artista che, negli anni, abbiamo imparato ad apprezzare moltissimo. Innanzitutto che è tifosissimo della Lazio. E poi, che è sposato con l’attrice e doppiatrice Emanuela Rossi, dalla quale ha avuto un figlio.

I due attori si erano separati nel 2006, ma in seguito si sono riuniti sposandosi una seconda volta nel 2011, anche se, di comune accordo, i due hanno scelto di non tornare a convivere.

Francesco Pannofino, testimone oculare

Ma c’è un episodio nella vita di Francesco Pannofino, che non tutti conoscono. Un episodio che affonda le proprie radici nella vita giovanile dell’attore e doppiatore. E che riguarda uno degli eventi di maggiore rilievo nella storia d’Italia. Ancora avvolto da numerosi punti oscuri e inquietanti, a distanza di oltre 40 anni.

Prima di intraprendere la carriera nel mondo del cinema, infatti, Francesco Pannofino è stato per un periodo studente di matematica alla Sapienza – Università di Roma. Per lui, come per l’Italia, un giorno di svolta è il 16 marzo 1978.

Mentre aspettava l’autobus sotto casa per recarsi a sostenere un esame di algebra, fu tra i testimoni oculari dell’agguato di via Fani, nel quale venne rapito Aldo Moro e assassinati i cinque uomini della sua scorta.

L'agguato di via Fani (web source)
L’agguato di via Fani (web source)

Uno dei fatti più controversi della nostra storia: “Quella mattina mi si è rotto il motorino, per questo stavo andando a piedi alla fermata dell’autobus. Mi sono fermato in edicola a comprare un giornale, quando è partita una raffica di colpi. Mi sono riparato, sembrava un film, solo dopo ho capito quello che era successo” ha raccontato, visibilmente commosso in un’intervista.

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Su quest’esperienza ha scritto la canzone “Il sequestro di Stato”, poi divenuta il tema dei titoli di coda del film “Patria” di Felice Farina, che vede protagonista lo stesso Pannofino.