“Io speriamo che me la cavo”: film indimenticabile | Che fine hanno fatto tutti quegli “scugnizzi”?

Quello di Io speriamo che me la cavo è stato un film che rimarrà nella storia del cinema nostrano. Protagonisti e telespettatori ammaliati.

Il film ha messo in risalto tutto il complesso momento storico che la città di Napoli stava vivendo agli inizi degli anni ’90. Un vero cult del cinema italiano, che ha il nome di Io speriamo che me la cavo, è stato molto amato da parte di chiunque abbia partecipato a quella splendida avventura. Anche i telespettatori sono rimasti estasiati dal quel genere tragi-comico che ha messo alla luce delle realtà molto complesse di quella terra.

Paolo Villaggio nel film Io speriamo che me la cavo
Paolo Villaggio e gli altri protagonisti di Io speriamo che me la cavo (WebSource)

La trama la conosciamo tutti, o quasi. Per questi ultimi diciamo che è meglio vederlo il prima possibile, per poter vivere un’emozione unica e inimitabile. Il film parla di un maestro di Milano, trasferito nella città di Napoli di cui vive ogni singola e profonda sfaccettatura. Dalle situazioni più imbarazzanti, fino a quelle più romantiche, si nota l’atteggiamento del professore cambiare di giorno in giorno.

I ragazzi che hanno interpretato la parte degli alunni sono stati una meraviglia agli occhi di chiunque li abbia visti. Bravi in ogni minima sceneggiatura e ottimi trasmettitori della mentalità portante della città in cui sono nati. I problemi socio-economici che vivevano in primissima persona si cercavano di superare con un grande sorriso e una bellissima voglia di vivere, che soprattutto tale cultura può esportare.

I protagonisti di Io speriamo che me la cavo raccontano le loro sensazioni

Le scene del film sono state riprese dall’omonimo libro scritto dal maestro-scrittore Marcello D’Orta. Quest’ultimo pubblicò ben sessanta temi scritti dai suoi alunni e il suo libro divenne un best seller. La famosa Lina Wertmùller riuscì a riassumerlo in un film di grande successo. La stessa, decise di spostare le riprese a Taranto, visto che per girarlo a Napoli fu chiesto il pizzo del 10% del budget.

Luigi Astorina oggi
Luigi L’Astorina prima e dopo (WebSource)

A far parte dei ragazzini a cui il maestro insegnava vi erano dei piccoli attori che entrarono nei cuori di chi seguì il film. Fra i protagonisti vi era Vincenzino, interpretato da Adriano Pantaleo. Fu lui ad esordire con le famose parole “mocc a chi t’è muort”.

Quest’ultimo tutt’oggi fa l’attore, ma non è la stessa sorte che hanno fatto anche gli altri. A seguire le sue orme, però, c’è anche Ciro Esposito, che interpretava il ragazzo scapestrato dal nome Raffaele.

Luigi L’Astorina, invece, che interpretava la parte di Totò, dopo aver fatto l’attore per Amico mio e La squadra, ha deciso di dedicarsi alla musica facendo il dj. Mario Bianco, Nicola nel film, ha aperto una cornetteria notturna nella città di Torino.

Bianchi oggi
Mario Bianco prima e dopo (WebSource)