Nuova tassa in arrivo, questa volta il governo è andato oltre | Sarà difficile farla accettare

Un provvedimento che rischia di esacerbare le divisioni già manifeste tra i rappresentanti dell’agricoltura e gli stessi agricoltori di base

A essere colpiti dovrebbero essere gli agricoltori. Già pesantemente danneggiati da due anni di pandemia, ma anche dagli agenti atmosferici, dalle alluvioni alla siccità, adesso subiranno altre vessazioni. Ma questa volta da parte dello Stato.

Nuova tassa (foto web)
Nuova tassa (foto web)

In risposta all’emergenza climatica potrebbe essere introdotta una nuova tassa. Infatti, il mondo rurale è sottoposto a crescenti pressioni politiche che lo spingono ad agire contro il riscaldamento globale provocate dalle proprie attività. Oppure sarà costretto a entrare nel sistema di scambio di emissioni del Paese. Dal quale è finora esentato.

Un provvedimento che rischia di esacerbare le divisioni già manifeste tra i rappresentanti dell’agricoltura e gli stessi agricoltori di base. Di recente questi ultimi hanno protestato contro l’introduzione di norme ambientali più restrittive. Dure critiche al settore industriale per essere troppo collaborativo con i vertici istituzionali.

Ma il Governo valuta che l’agricoltura produce la metà delle emissioni rispetto a quelle generate dall’industria e dalle utenze domestiche. Pertanto è giunta l’ora che contribuisca alla lotta all’inquinamento e al riscaldamento climatico in parte equa. Messi davanti all’evidenza, che rischia di trasformarsi molto presto in un obbligo, i leader di categoria hanno evidentemente preferito avanzare proposte. Che però generano polemiche.

La nuova tassa

Il piano comprende inoltre incentivi per chi riduce le emissioni con additivi per mangimi. Mentre la piantumazione di alberi potrebbe essere usata come sistema di compensazione per la produzione di gas serra. Una mucca adulta può produrre fino a 500 litri di metano al giorno. Nel mondo ci sono oltre un miliardo e mezzo di bovini e la loro eruttazione nel 2015 è stata responsabile per circa il 3,7% di tutte le emissioni di gas serra del pianeta. 

La Nuova Zelanda intende quindi tassare i rutti di mucche e pecore. Un tentativo di affrontare la questione delle emissioni di metano da parte del bestiame. Se lo farà, sarà il primo paese a tassare gli allevatori per le emissioni di metano dagli animali.

Tassa sul rutto dei bovini (web source) 15.6.2022 direttanews
Tassa sul rutto dei bovini (web source)

D’altronde, nelle isole neozelandesi vivono solo 5 milioni di umani e 10 milioni di mucche. Oltre soprattutto a 26 milioni di pecore. Circa metà della produzione di gas serra neozelandesi vengono dall’agricoltura e specificamente dal metano prodotto dagli animali.

A fare la proposta, una prima a livello mondiale, è stato He Waka Eke Noa, un partenariato tra i leader del mondo agricolo e il governo neozelandese. Il gruppo dei rappresentanti di agricoltori e allevatori non ha proposto un prezzo specifico per le emissioni agricole. Ha precisato solo che dovrebbe essere “il più basso possibile”.

Nel loro modello è stata prospettata una tariffa iniziale di 11 centesimi per chilogrammo di metano e 0,4 centesimi per chilogrammo di anidride carbonica o protossido di azoto. Su questa base, si stima che entro il 2030 questi prezzi ridurrebbero le emissioni agricole di metano di circa il 4,5%. E di protossido di azoto di circa il 3%.

“Non c’è discussione sul fatto che noi dobbiamo tagliare l’ammontare di metano che immettiamo nell’atmosfera e un efficace schema di prezzi per l’agricoltura avrà un ruolo chiave nel determinare come otterremo questo risultato”, ha affermato James Shaw, il ministro per il Cambiamento climatico.

In base alla proposta, gli allevatori dovranno pagare per le emissioni dal 2025. Il piano prevede anche incentivi per chi riduce le emissioni attraverso additivi, o pianta alberi.

Piantare alberi (foto web)
Piantare alberi (foto web)