Bonus 200€, arriva il dietro front | Ecco chi aspettava il contributo e non lo riceverà

Situazione economica, per il Governo una brutta grana. Esclusi migliaia e migliaia di italiani. La grave denuncia dei Sindacati

Il bonus da 200 euro non era la panacea di tutti i mali. Ma, di certo, poteva essere un supporto per le famiglie italiane, fiaccate da una inflazione galoppante, frutto anche della guerra in Ucraina. Il Governo aveva varato la misura, ma adesso ci sono dei problemi seri. La denuncia dei Sindacati.

Bonus (web source) 8.7.2022 direttanews
Bonus (web source)

Il testo della legge di conversione del dl Aiuti non conterrà modifiche sostanziali all’indennità una tantum di 200 euro istituita al fine di fornire un sollievo al caro vita. Questo significa che essa rischia di non venire erogata proprio alle categorie più fragili e bisognose. Lo affermano la vice segretaria generale della Cgil, Gianna Fracassi e i segretari confederali di Cisl e Uil Giulio Romani e Domenico Proietti.

“Non ne avranno infatti diritto – denunciano i tre dirigenti sindacali – i lavoratori precari, gli agricoli, i lavoratori dello spettacolo che abbiano meno di cinquanta giornate lavorate nel 2021″. Così come non potranno percepirla tutti i lavoratori licenziati a giugno e senza contratto a luglio. Si pensi a tutti quei precari della scuola che nell’anno scolastico 2021/22 hanno tenuto in piedi il sistema dell’istruzione. A a coloro che andranno in pensione al primo luglio.

“Allo stesso modo – proseguono Fracassi, Romani e Proietti – non riceveranno i 200 euro i disoccupati che hanno percepito la Naspi fino a maggio, così come tutti i lavoratori con contratti che non prevedono contribuzione”. Ad esempio stage e tirocini, i lavoratori delle Cooperative di tipo B che reinseriscono al lavoro le persone svantaggiate. Parliamo quindi di disabili, minori in situazione di difficoltà familiare, detenuti ammessi alle misure alternative. E, ancora, i dottorandi e assegnisti di ricerca, i lavoratori socialmente utili, i lavoratori autonomi occasionali. Insomma, per il Governo una brutta grana.

I lavoratori esclusi

Le lavoratrici e i lavoratori precari della Scuola, docenti e ata, non potranno percepire l’indennità una tantum di 200 euro prevista per tutti gli altri lavoratori dal DL 50/2022 “Aiuti”. È stato infatti bocciato, durante l’esame in Commissione Bilancio alla Camera, l’emendamento di rettifica del DL appositamente predisposto per evitare che i supplenti al 30 giugno venissero discriminati rispetto agli altri lavoratori, precari e non.

Bonus (web source) 8.7.2022 direttanews (2)
Bonus (web source)

La denuncia arriva dalla Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL Nazionale. “I supplenti al 30 giugno sono un numero elevato di precari, oltre 150 mila, che hanno lavorato tutto l’anno scolastico al pari degli altri colleghi, ma si vedranno esclusi dal bonus. Tutto ciò per un cavillo formale dovuto ad una formulazione assolutamente approssimativa ed errata della disposizione normativa che inspiegabilmente prevede che il bonus sia riconosciuto solo a chi percepisce lo stipendio nel mese di luglio o la Naspi nel mese di giugno”.

Senonché i supplenti con nomina al 30 giugno non percepiscono nel mese di luglio alcuna retribuzione. Diversamente dal personale di ruolo e dai supplenti con nomina fino al 31 agosto. E pertanto risultano due volte penalizzati: senza stipendio e senza bonus.

Per la Cgil non ci sono dubbi. Si tratta di una grave disparità di trattamento per una parte importante del personale scolastico. Che tutti gli anni, nonostante venga assunto con rapporto di lavoro a termine, garantisce la continuità e la funzionalità delle scuole al pari del restante personale in servizio.

Questo esito sarebbe diretta responsabilità del Governo che finora ha rigettato tutte le proposte di emendamento, sostenute anche dalla Cgil, finalizzate a modificare il DL “Aiuti” per recuperare tra i destinatari del bonus anche i supplenti con nomina al 30 giugno. Infine un appello al Parlamento. “In sede di conversione in legge del decreto, corregga una norma ingiusta ed iniqua che esclude e discrimina una parte significativa del personale precario”.