Smartworking, il piano con le nuove regole | Le modalità per usufruire del lavoro agile dopo l’estate

Alla luce della recrudescenza di contagi da Covid-19, lo smart working è ancora oggi considerato uno strumento fondamentale di argine e prevenzione alla pandemia

In altri Paesi esisteva ed era adottato già da anni. In Italia (spesso un po’ più indietro rispetto agli altri) lo abbiamo conosciuto, a partire dal 2020, con il lockdown causato dalla pandemia da Covid-19. Ma, evidentemente, abbiamo imparato ad apprezzarlo. Stiamo parlando dello smart working. Ecco le novità in arrivo dopo l’estate.

Smart working (web source) 10.7.2022 direttanews
Smart working (web source)

Il ricorso al lavoro da casa ha comportato alcune difficoltà per più di un lavoratore su due (il 54,2%), secondo il rapporto annuale dell’Istat. In particolare, più di un lavoratore su quattro ha lamentato problemi di connessione a Internet nello smart working e difficoltà di concentrazione. Il 23,2% carenze di dotazione tecnologica, il 21,3% scarsità di spazi adeguati in casa e il 23,4% problemi di sovrapposizione tra lavoro e attività personali/familiari.

Secondo il recente studio dell’Istat, lavorare due o tre giorni a settimana da casa rappresenta “il modello ibrido ideale” per gli interessati allo smart working. Sia per chi ne ha già avuto esperienza sia per chi desidererebbe farla (69,5%); il 16,6% preferirebbe un utilizzo più sporadico mentre il 13,8% manifesta interesse per un modello più spinto (tutti i giorni o quasi).

Complessivamente, nonostante la crescita durante la pandemia, l’Italia mantiene un “divario importante” con il resto dell’Unione europea sul lavoro da remoto. La quota di occupati che affermano di aver svolto il proprio lavoro occasionalmente o abitualmente da casa à cresciuta dal 4,7% del 2019 al 13,6% del 2020 a fronte di una media europea del 20,6%. In particolare, in Italia, la quota di occupati che hanno lavorato da casa solo occasionalmente è rimasta molto bassa (da 1,1% a 1,4% nel 2020, mentre la media Ue è dell’8,6%). Nel 2021, la ripresa delle attività economiche ha portato tuttavia a un ridimensionamento del lavoro agile abituale e all’incremento di quello di natura meno frequente.

Le novità dopo l’estate

Anche alla luce della recrudescenza di contagi da Covid-19, lo smart working è ancora oggi considerato uno strumento fondamentale di argine e prevenzione alla pandemia. Ecco, quindi che in questi giorni è passato un ordine del giorno in Parlamento con cui si chiede al Governo di prorogare fino a fine anno la possibilità del lavoro agile per i lavoratori fragili, sia pubblici sia privati.

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Smart working (web source)

Un recente protocollo d’intesa, peraltro, ribadisce che “pur nel mutato contesto e preso atto del venir meno dell’emergenza pandemica, si ritiene che il lavoro agile rappresenti, anche nella situazione attuale, uno strumento utile per contrastare la diffusione del contagio da Covid-19, soprattutto con riferimento ai lavoratori fragili, maggiormente esposti ai rischi derivanti dalla malattia”.

Rimane quindi al 31 agosto 2022 il limite entro cui è possibile ricorrere allo smart working “semplificato”, norma che consente di ricorrere al lavoro agile anche senza l’obbligo di un accordo individuale tra azienda e lavoratore dipendente. Circostanza che, per i lavoratori fragili, si estende fino al 31 dicembre. Tra questi, le persone a rischio per età, immunodepressione e svolgimento di terapie salvavita.

Al 31 luglio è fissato anche il termine ultimo entro il quale possono usufruire dello smart working i genitori di minori under 14. Resta da chiarire rimane la possibilità o meno di estendere il diritto allo smart working in maniera integrale o se la fruizione sarà limitata alle finestre di lavoro agile disponibili per tutti i dipendenti. Ciò che, invece, è certo è che non può né deve esserci alcun baratto fra diritto alla salute e diritto al lavoro, ma le due cose devono andare di pari passo. La pandemia non è finita e bisogna continuare a salvaguardare i cittadini, a cominciare da quelli più fragili.