Striscia di Gaza, l’ ONU chiede un’ indagine e Israele minaccia di fermare altre navi

Una condanna degli atti che hanno portato alla morte di civili, la richiesta del rilascio immediato delle navi e dei civili trattenuti dall’esercito israeliano e l’avvio di un’indagine “rapida, imparziale, credibile e trasparente” su quanto accaduto: questi i contenuti della dichiarazione formale adottata in mattinata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sull’attacco delle forze speciali israeliane contro le imbarcazioni di ‘Freedom Flottilla’ intenzionate a portare aiuti umanitari alla popolazione della Striscia di Gaza, stretta da un assedio israeliano da oltre tre anni. E se a oltre 24 ore di distanza sono ancora incerte le informazioni sul numero delle vittime, si va dai 10 a cui anche il Consiglio di Sicurezza fa riferimento nella sua dichiarazione ai 19 di altre fonti, e sulla loro nazionalità, fonti giornalistiche sottolineano come la dichiarazione uscita stamani dal Palazzo di Vetro sia stata frutto di un intenso dibattito a porte chiuse durato oltre 10 ore. A scontrarsi sono state la posizione più dura della Turchia (ma anche di altri paesi inclusi europei che chiedevano un’esplicita condanna di Israele per un gesto con pochi precedenti nella storia del diritto internazionale) e quella più morbida degli Stati Uniti, tradizionali difensori delle posizioni israeliane all’ Onu.

La dichiarazione del Consiglio di Sicurezza, comunque, è solo la prima di una serie di posizioni ufficiali che potrebbero emergere oggi: in giornata infatti sono previsti una riunione straordinaria della Nato (richiesta dalla Turchia che ne è membro insieme ad Israele), una della Lega Araba e una del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, che ha convocato per il pomeriggio un incontro d’emergenza per discutere di quanto avvenuto nel Mediterraneo. Intanto, secondo informazioni diffuse dalla radio pubblica israeliana, almeno 480 passeggeri (dei circa 600 stimati a bordo delle imbarcazioni) sono al momento detenuti dall’esercito israeliano, altri 48 in via d’espulsione e 45 (in prevalenza di nazionalità turca) sarebbero ricoverati. Le critiche al governo israeliano – che almeno in dichiarazioni pubbliche continua a difendere il suo operato annunciando di voler bloccare eventuali altre navi dirette a Gaza oltre a ridicolizzare le dichiarazioni dell’Onu in merito alla sollevazione del blocco imposto alla Striscia – non si fermano alla comunità internazionale. Se i principali quotidiani israeliani, infatti, stamani pubblicano editoriali fortemente critici sul blitz – “Demenza totale” titola il quotidiano Maariv, giusto per citarne uno – una giornata di sciopero generale è stata indetta oggi dalla popolazione araba in Israele in segno di protesta per l’attacco al convoglio umanitario internazionale attaccato dalle forze speciali di Tel Aviv. A completare un quadro che si fa estremamente teso, la notizia di uno scontro a fuoco tra militari e israeliani e palestinesi alla frontiera tra il sud di Israele e la Striscia in cui sono morti almeno due combattenti palestinesi.

Misna.org