Referendum Fiat, la vittoria del padrone: benvenuti nell’ epoca di Pomigliano

Non poteva andare diversamente. Di fronte al ricatto se non lavorare o servire non c’è possibilità di scelta, soprattutto in un territorio dove l’ occupazione è occasione rara o merce di scambio fra politica corrotta e camorra. Soprattutto in un territorio dove le clientele e il lavoro nero sono le forme principali in cui si realizza, tristemente, l’art.1 della Costituzione. L’ Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. No, l’Italia DOVREBBE essere una Repubblica fondata sul lavoro.

Il referendum sull’accordo in merito allo stabilimento di Pomigliano d’Arco -che la Fiat ha imposto come una vera e propria estorsione- ha visto un’ elevata partecipazione di lavoratori. Una partecipazione che rispecchia ed esprime la grandezza di una paura: finire disoccupati, perdere la certezza di un impiego, schiavo ma pur sempre un impiego. Meglio allora rinunciare ai proprio diritti stabiliti dalla Costituzione (sciopero fra tutti), meglio dunque accettare la distruzione del Contratto nazionale e dello Statuto dei lavoratori. E’ comprensibile, non si possono biasimare. Può essere invece condannata quella parte della politica e del sindacato che si è piegata al diktat di Marchionne e della Confindustria, la quale già lo incorona valoroso pioniere che ha realizzato il sogno di vedere andare in pezzi la contrattazione, la rappresentanza del lavoro, i diritti dell’occupazione. Dieci, cento, mille Pomigliano in tutta Italia: questo è lo slogan di viale dell’Astronomia, questo è ciò che si prospetta. E’ il trionfo del “mani libere” padronale, con il placet del Governo che vede nell’attuazione della Costituzione e nel rispetto del sindacato soltanto ferri vecchi da consegnare alla storia del Novecento. Una storia che deve tramontare in parallelo al sorgere dell’epoca nuova del capitalismo rampante. Quanti distinguo un po’ ipocriti e superflui anche da parte di alcuni esponenti delle forze riformiste e democratiche. Quanti nel Pd hanno comunque richiesto agli operai di accettare l’estorsione della Fiat? Dicevano e dicono: si all’accordo perché Pomigliano non può chiudere, troppe vite compromesse, troppo dramma sociale. Poi la loro specifica: ma attenzione a non trasformare questa intesa in apripista di un modello da esportare in tutto il paese, fabbrica dopo fabbrica, lavoratore dopo lavoratore. Ma Pomigliano è già un modello da diffondere, lo è sempre stato fin dall’inizio e lo hanno già annunciato i vari Sacconi e Marcegaglia. Potevano nel Pd non saperlo o non volerlo vedere? Forse, purtroppo, questo capitalismo rampante, che ufficialmente odia le regole e mal sopporta le leggi, suscita un’attrazione fin troppo bypartisan. Bene. Il dio mercato vince, il dio dumping sociale si impone. Operai italiani contro operai polacchi in una guerra globale fra “poveri”. Questa è la strada? Si dice qualcosa di blasfemo se si ricorda che questo stesso modello sta tracollando sotto i colpi di una crisi unica nel suo genere? Si compie eresia se si avanza l’ipotesi che forse andrebbe rivisto? E mentre i “ricattati” di Pomigliano scelgono di dire si, in una modalità tutt’altro che plebiscitaria (il 35,5% ha votato contro l’intesa, il 65,5% a favore), la Fiat già lascia circolare la minaccia del tradimento. Piano C, si chiama. Fare una nuova società (newco), riassorbire ex novo i lavoratori, applicare l’intesa votata: il tutto completamente liberi nell’abuso, in deroga a leggi e contratti esistenti, in violazione della Carta. Ulteriore vittoria della rapacità aziendale. Altra sconfitta per il lavoro. Il mancato voto plebiscitario da parte degli operai intimorisce quello che fu il socialdemocratico imprenditore. Dice che tratta soltanto con i sindacati firmatari dell’intesa, di fatto minaccia il pungo duro. Ancora una volta. Mentre la Fiom chiede la riapertura di un tavolo di confronto, in verità mai attuato, per discutere il futuro dello stabilimento. Fermo restando il rispetto della Costituzione e del Contratto nazionale. In fabbrica il 35,5% ha detto no dando fiducia alla Fiom: non è una minuzia. E l’intesa stessa resta esposta ai ricorsi presso la Corte Costituzionale. Che farà la Fiat? Accetterà di sottomettersi alla legge e alla Costituzione? Resta comunque una certezza: il caso campano sarà uno spartiacque. Speriamo di non dover dire (ma è speranza flebile): benvenuti nell’epoca storica di Pomigliano, dove chi resiste difendendo i suoi diritti di lavoratore è reazionario, mentre chi violenta la legge per i suoi interessi è, invece, un grande capitalista salvatore della patria. E chi assiste quasi soddisfatto? Un politico moderno, al passo con i tempi, globalizzato e globalista.

Luigi de Magistris