Myanmar (ex Birmania), tre principesse sfidano la giunta militare alle prossime elezioni

Le chiamano le tre principesse della Birmania. “Per il regime siamo piuttosto tre streghe”, dicono ridendo a ‘The Guardian’ che, per la prima volta, le ha intervistate insieme. Si preparano a sfidare la giunta militare, guidata dal generale Than Shwe, alle prossime elezioni, di cui non è ancora stata comunicata la data ufficiale. Le speranze di vittoria sono pochissime, ma l’importante, dicono, è dare alla gente la possibilità di scegliere.

Cho Cho Kyaw Nyein, Nay Ye Ba Swe e Mya Than Than Nu sono le figlie di tre ex primi ministri, esponenti della generazione che ha combattuto per l’indipendenza della Birmania dalla Gran Bretagna, ottenuta nel 1948, e perseguitati dopo il colpo di Stato militare che portò al potere il generale Ne Win nel 1962. Le tre signore sono amiche sin dall’infanzia e, dopo anni di esilio e di carcere, hanno deciso di riunirsi per proseguire avanti il lavoro dei loro padri.

Hanno annunciato la loro candidatura a segretarie generali del nuovo Partito democratico e parteciperanno alle prime elezioni in 20 anni, che stando ad alcune indiscrezioni dovrebbero tenersi il 10 ottobre (la data 10-10-10 è considerata di buon auspicio dagli astrologi e numerologi consultati dai militari). Le tre candidate da mesi vanno di villaggio in villaggio a parlare con la gente e a spiegare perché è importante andare a voltare.

La costituzione approvata nel 2008, che entrerà in vigore dopo le elezioni, garantisce ai militari il 25 per cento dei seggi parlamentari. Ma la possibilità che, dopo 20 anni, siano eletti deputati civili apre nuove opportunità. “Abbiamo combattuto i militari dal 1988 e non abbiamo ottenuto niente. Dobbiamo negoziare con loro per il bene del Paese e della nostra gente”, ha detto Cho Cho Kyaw Nyein in un’intervista al ‘Wall Street Journal’, “se non partecipassimo alle elezioni, la giunta resterebbe al potere per i prossimi 100 anni”.

Le tre principesse preferiscono la partecipazione al boicottaggio, perché è l’unico modo per cominciare a introdurre la democrazia. “Voglio cambiare il sistema e il governo, ma non voglio più vedere spargimenti di sangue e arresti”, ha ribadito Cho Cho. Una scelta opposta a quella della Lega nazionale per la democrazia (Nld), risultata vincitrice alle ultime elezioni libere a maggio del 1990, ma cui la giunta militare impedì di insediare il nuovo Parlamento. Il partito si è sciolto dopo aver annunciato il boicottaggio delle elezioni, giudicando una truffa la nuova legge elettorale che proibisce la partecipazione di tutte le persone detenute ed è stata scritta apposta per tagliare fuori la leader del partito, la premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi.

Lei è la “quarta sorella”. “Siamo cresciute insieme, i nostri padri erano grandi amici”, dicono le tre signore, “speravamo che potesse partecipare con noi alle elezioni”. Con Aung San Suu Kyi hanno in comune un passato di persecuzione e violenza: “La mia vita è stata un’esperienza traumatizzante. Ogni parte del mio corpo è ricoperta di cicatrici”, ha confessato Cho Cho che ha scontato 7 anni nel famigerato carcere di Insein, a Rangoon, insieme con i genitori e i fratelli.

Ma come la loro amica, anche le tre principesse hanno deciso di restare. “Prima di morire in esilio mio padre mi disse di tornare nel mio Paese e di lavorare per il mio popolo”, ha detto Mya Than. La gente della Birmania ha ancora bisogno delle sue principesse.

NTNN