Chiuse mille sedi giudiziarie, città in rivolta

Un'aula di tribunale (GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images)

I decreti legislativi 155 e 156 del settembre 2012, entrati in vigore oggi, che sanciscono la chiusura di un migliaio di piccole sedi giudiziarie in tutta Italia hanno scatenato la rabbia di decine di cittadini, scesi oggi in strada per impedire fisicamente la chiusura di sedi che ritengono indispensabili per il buon andamento della giustizia in Italia, già oberata da migliaia di processi in sospeso.

La protesta più grave si è sviluppata a Sala Consilina, in provincia di Salerno, dove un uomo ha provato a darsi fuoco, dopo essersi cosparso di benzina, ma è stato prontamente bloccato da alcuni manifestanti che si trovavano con lui. L’uomo ha comunque minacciato di voler ripetere il proprio gesto, se entro 24 ore il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri non darà risposta alle volontà dei cittadini scesi in piazza.

Proteste contro la chiusura dei tribunali hanno percorso però tutta la penisola, con sit-in a Sulmona, Tolmezzo, Camerino, Rossano Calabro. A Marano, in provincia di Napoli, davanti alla sede giudiziaria chiusa campeggia un grande striscione con scritto “È la fine dello Stato di diritto”. Appena due giorni fa, intervenendo nel dibattito del Senato, la Cancellieri era stata categorica: “La macchina organizzativa è avviata da tempo, uffici e lavoratori sono stati trasferiti, le nuove piante organiche sono state varate”.

Appoggio totale all’iniziativa, voluta dal precedente governo Monti, è arrivata da Scelta Civica, mentre Pd e Pdl, in modalità diverse, chiedono che venga rivista la riforma che prevede la chiusura di centinaia di sedi giudiziarie. Intanto, la polizia è intervenuta davanti al Tribunale di Melfi con una carica, nel corso della quale sarebbero rimasti contusi una donna, che ha denunciato una manganellata, e un avvocato, che invece ha parlato di un pugno sul volto.

A Camerino, invece, al fianco dei manifestanti, sono scesi il sindaco della piccola città universitaria e il suo omologo di Gagliole. Con loro, gli avvocati del foro, che si sono presentati al sit-in tutti in toga. Attimi di tensione quando il sindaco camerte, Dario Conti, ha provato provocatoriamente a consegnare al prefetto Pietro Giardina la fascia tricolore che indossava.

Infine, i sei sindaci dei comuni dell’isola di Ischia hanno presentato al premier Letta e al capo dello Stato Giorgio Napolitano, un’istanza per chiedere “l’adozione di un provvedimento di rimozione o revoca del Ministro Cancellieri e del Capo Dipartimento Birritteri dagli incarichi loro conferiti, per l’incapacità manifestata nell’affrontare la problematica connessa alla riforma della geografia giudiziaria”.

Redazione online