Ue, trovato accordo su migranti: hotspot pronti per novembre

People stand at a site dubbed the "New Jungle", where some 3,000 people have set up camp -- most seeking desperately to get to England, in Calais on September 21, 2015. The slum-like migrant camp sprung up after the closure of notorious Red Cross camp Sangatte in 2002, which had become overcrowded and prone to violent riots. However migrants and refugees have kept coming and the "New Jungle" has swelled along with the numbers of those making often deadly attempts to smuggle themselves across the Channel. AFP PHOTO / PHILIPPE HUGUEN (Photo credit should read PHILIPPE HUGUEN/AFP/Getty Images)
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La notte ha portato consiglio all’Unione Europea. Nelle ultime ore infatti è stato raggiunto un nuovo accordo per gestire la drammatica questione dei migranti che pressa il nostro continente. Ecco i principali punti su cui si è deciso: hotspot attivi entro novembre, stop al caos alle frontiere esterne e un miliardo di euro per sostenere le agenzie Onu che stanno aiutando i profughi. E dal 7 ottobre via ufficiale alle operazioni contro gli scafisti. Gli hotspot saranno strutture allestite per identificare rapidamente, registrare, fotosegnalare e raccogliere le impronte digitali dei migranti, e che saranno create per sostenere i paesi più esposti ai nuovi arrivi. L’ Alto rappresentante della politica estera europea Federica Mogherini, è particolarmente soddisfatto di questa azione contro i trafficanti di essere umani, che sarà attiva ufficialmente tra qualche giorno e rappresenterà la seconda fase dell’operazione navale dell’Unione Europea nel Mediterraneo centro-meridionale, Eunavfor Med, per fermare questi criminali. Anche il nostro  premier Matteo Renzi, ha espresso il suo ottimismo affermando che “ora tutti i Paesi hanno la possibilità di dare una mano. Non soltanto sugli hotspot, ma anche sulla redistribuzione” dei richiedenti asilo e “sulla necessità dei ritorni gestiti dalla Ue”. L’aspetto più delicato, come è facilmente presumibile, riguarda le risorse economiche. Occorre, infatti, anche un sostegno economico ai Paesi del vicinato più esposti alle crisi di Iraq e Siria, a partire dalla Turchia, il cui presidente Erdogan sarà a Bruxelles il 5 ottobre prossimo. I fondi a disposizione però non bastano e Bruxelles ha richiamato i partner comunitari a mettere a disposizione del denaro, ottenendo riscontri positivi.  Ecco le cifre che sono state richieste: 500milioni di euro per il trust fund per la Siria (a cui l’Italia contribuisce con tre milioni di euro e la Germania con cinque); 1,8 miliardi di euro per il Fondo per l’Africa.I paesi che hanno esercitato ostruzionismo, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Romania, contro il meccanismo di ridistribuzione dei migranti non hanno avuto reazioni particolari. «L’atmosfera è stata migliore delle mie attese. Sono soddisfatto», puntualizza il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker. E il presidente del consiglio Ue Donald Tusk parla di «momento simbolico» perché si è messo fine al «gioco rischioso del biasimo reciproco». L’ondata più grande di profughi, aggiunge, «deve ancora arrivare» ed «è chiaro a tutti che non possiamo continuare come prima» con «porte e finestre aperte», e si pensa alla creazione di guardie di frontiera Ue. Mentre i leader del vecchio continente passano così  le notti in bianco, arrivano immagini sempre nuove di bambini disperati che affrontano difficoltà non adatte alla loro età.

Roberta Garofalo