Trionfo di Barcellona: Mourinho si è scoperto innamorato dell’ Inter e dei suoi tifosi

Mourinho esultante festeggia sotto i tifosi dell' Inter a Barcellona

L’Inter sbatte il Barcellona fuori dalla Champions League, e si va a prendere la finale di Madrid. Merito di questo grande risultato è da attribuire enormemente a José Mourinho, l’eccentrico portoghese alla guida tecnica dei nerazzurri. Così le sue prime parole a caldo, dopo un ritorno in finale europea che si era fatto attendere, per lui, 6 anni: “Questa è una squadra di eroi. Loro lasciavano parlare la pelle, noi abbiamo lasciato il sangue. Non ho mai provato tanta emozione, nemmeno con le mie vittorie precedenti con il Chelsea, questa è’ una vittoria di tutti, questa: la più importante “sconfitta” della mia carriera. Ora i tifosi ci festeggino al ritorno in Italia. Meritavamo lo 0-0, con un grande Julio Cesar, e con 11 uomini compreso Pandev avremmo anche potutto vincere. Se avessi potuto giocare anch’io stasera l’avrei fatto, ma purtroppo sono scarso”.

“Chi arriva in due finali come noi le vuole vincere – ha proseguito Mourinho -. Battere Chelsea e Barcellona è stato già tantissimo, al di là di come andrà a finire quest’annata. Ho più empatia coi tifosi nerazzurri che con quelli Blues, e non credevo potessi raggiungere certi livelli. Adoro l’Inter, rispetto il calcio italiano, ma non mi piace per niente. Messi? Un talento di un’altra galassia. Loro non hanno messo in campo la loro qualità, ma hanno dimostrato di non avere fair play dentro come fuori dal campo, non facendoci dormire stanotte. Ad Eto’o ha anche fatto visita la polizia tributaria per chiedergli tasse arretrate”.

Capitolo arbitraggio, quindi: “Il rosso a Motta? Col Chelsea espulsero Drogba, oggi è capitato a lui. Non voglio giudicare i fischietti: ho già detto che se i giocatori aiutano l’arbitro gli facilitano il compito. Stasera qualcuno ha voluto complicargli la vita chiedendo rigori con palla a centrocampo. Certo, è la quarta volta che, incontrando il Barcellona, finisco in 10 uomini…”.

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