Lotta al terrorismo, cresce la spesa militare mondiale: le fabbriche di armi non conoscono crisi

Il Sipri di Stoccolma – la sigla significa Istituto internazionale di ricerca per la pace – è il più importante organismo indipendente di studio e di riflessione in tema di questioni militari a livello mondiale; l’ organizzazione è anche molto autorevole nelle sue analisi. Ogni anno, in generale a giugno, essa pubblica un rapporto annuale sul tema che appare molto importante e diventa un punto di riferimento essenziale per il settore. Sino a qualche tempo fa tali rapporti erano gratuiti, ma ora purtroppo essi sono disponibili soltanto a pagamento, anche se è possibile leggerne degli estratti sul sito dell’organizzazione.

L’ ultimo aggiornamento è stato pubblicato a giugno di quest’anno e ci informa abbastanza esaurientemente sull’evoluzione, ahimè non proprio favorevole, almeno dal nostro punto di vista, delle questioni in ballo.

Bisogna premettere che a suo tempo il crollo dell’ Unione Sovietica e del sistema del blocco socialista aveva portato per un certo periodo alla riduzione della spesa militare nei principali paesi occidentali. Il mondo ne stava traendo un sospiro di sollievo. Ma si è purtroppo trattato di una pausa relativamente breve. Nell’ ultimo periodo la spesa per armamenti ha ricominciato a crescere. Il rapporto ci conforta, per così dire, su questa tendenza. Nel 2008 le spese militari hanno così battuto un nuovo record, raggiungendo i 1464 miliardi di dollari in tutto il mondo, con un incremento del 4% rispetto all’anno precedente e questo nonostante che l’esercizio sia stato caratterizzato, come è ampiamente noto, dalla profonda crisi economica e finanziaria che continua ancora oggi a colpirci.

La crescita in cifre assolute, rispetto a dieci anni prima e in valori deflazionati, appare invece superiore al 50%. Bisogna ricordare, peraltro, che nell’anno precedente l’ importo era già aumentato del 6% rispetto al 2006. Siamo nel 2008 ad un livello di spesa pari a circa il 2,5% su base annua rispetto al pil mondiale e ad un ammontare di circa 220 dollari per ogni abitante della terra.

All’origine di questa continua crescita recente della spesa nel settore sta sicuramente per il Sipri la cosiddetta politica di “lotta al terrorismo” che ha spinto molti paesi, a cominciare dagli Stati Uniti, a vedere i loro problemi in una prospettiva fortemente militarizzata. Così gli Usa, in particolare con le loro folli spese in Iraq e in Afganistan, non solo continuano ad essere largamente in testa alla classifica dei paesi per la spesa complessiva nel settore – con 607 miliardi di dollari di esborsi nell’anno, cifra pari al 41% del totale mondiale, ma essi stanziano da soli più di quanto facciano gli altri quattordici paesi principali messi insieme.

Va peraltro sottolineato che la loro percentuale di esborsi sul totale mondiale è in via di riduzione nel tempo – non molti anni fa essa raggiungeva sostanzialmente il 50% di quelli globali – per effetto del fatto che gli stanziamenti di altri stati, in particolare di un certo numero di paesi emergenti, sono aumentati di recente ancora di più di quelli statunitensi. Comunque nel 2008 la Cina è passata al secondo posto in questa speciale classifica, con una spesa pari al 6% di quella mondiale, avendo più in generale triplicato i suoi stanziamenti nel settore negli ultimi dieci anni, con un ritmo di crescita annuo ben superiore a quello del suo pil. Il paese asiatico si colloca così ormai davanti a Francia e Gran Bretagna, che registrano una spesa intorno al 4,5% del totale mondiale per ciascuno. Gli stanziamenti dei paesi dell’America Latina, con in testa il Brasile – che ambisce allo status di potenza regionale – sono aumentati negli ultimi dieci anni del 50%. Primati significativi hanno raggiunto nel settore anche diversi paesi del Medio Oriente e dell’Asia, a cominciare dall’India. Va sottolineato che invece gli esborsi dei paesi dell’Europa occidentale sembrano negli ultimi anni segnare il passo e questo fatto non ci dispiace per la verità molto.

La crescita del mercato ha naturalmente inciso favorevolmente sullo sviluppo delle più importanti imprese del settore. Così, come riferisce il rapporto, nel 2007 le cento più grandi società che producono armi nel mondo hanno registrato un fatturato pari a 347 miliardi di dollari, con una crescita del 5% rispetto all’anno precedente. Se guardiamo alla classifica delle dieci principali imprese nello stesso anno troviamo che ben sei di esse sono statunitensi e che esse occupano cinque posti sui primi sei, mentre le restanti quattro sono invece europee. Non siamo molto orgogliosi di ricordare, a questo proposito, che tra le prime dieci società si colloca anche- al nono posto nel 2007 e all’ottavo nel 2008, a coronamento per così dire di una crescita di fatturato vertiginosa negli ultimi anni – la nostra Finmeccanica, ora in qualche modo coinvolta in delle indagini della magistratura che riguarderebbero importanti episodi di corruzione.

Vincenzo Comito – Finansol