Finanziamenti pubblici al cinema, è polemica dopo le dichiarazioni di de Laurentiis

Il produttore cinematografico Aurelio de Laurentiis

Fanno discutere le dichiarazioni di Aurelio de Laurentiis che alcuni giorni fa, ospite dell’Ischia Global Fest, si è schierato contro i finanziamenti di Stato al cinema perché “in Italia – ha dichiarato –  i produttori non sono imprenditori ma prenditori”. ”I film si finanziano con gli spettatori – ha aggiunto -, non aspettando i fondi del governo o attraverso altri escamotage contabili”. Per il regista Ferzan Ozpetek ”il cinema è arte ma è anche industria. Per questo un regista o uno sceneggiatore dovrebbero sempre mantenere il legame con il pubblico”. ”Secondo me – spiega all’Adnkronos – c’è una frase significativa di Billy Wilder che tutti i registi dovrebbero tenere presente: ‘quando un mio film esce e non ha successo di pubblico cerco di capire dove ho sbagliato”’. Giusto secondo il regista italo-turco, che precisa di non avere ”mai avuto finanziamenti pubblici, nemmeno per il mio primo film ‘Il bagno turco’”, che siano gli incassi a pagare il cinema. Ma, spiega, “se non ci fossero stati i finanziamenti publici non ci sarebbe stato ‘Gomorra’ di Matteo Garrone o ‘Il Divo’ di Paolo Sorrentino, che sono stati successoni pluripremiati. Non solo, secondo me – afferma – lo Stato dovrebbe investire nei giovani talenti finanziando i film dei debuttanti, almeno fino alla seconda opera, per fare crescere le nuove leve”. Per Ozpetek infine ci sono anche situazioni particolari, come magari un film “difficile per il pubblico che però è molto importante per le novità che contiene e per le nuove strade che può aprire al cinema. Questo tipo di film – conclude – non può non essere finanziato”.
Anche per Mario Monicelli “in una società capitalistica come la nostra sarebbe giusto non finanziarie l’imprenditoria in ogni settore, incluso quello cinematografico. Sarebbe l’ideale, ma è pura utopia”. “In Italia – rincara la dose – non esistono privati che investono solo soldi propri per fare impresa”. C’è da dire, però, aggiunge, che “anche De Laurentiis, quando lavorava in Italia, cercava sovvenzioni”. E che “oggi né lo Stato, né il capitale privato, sostengono il cinema come dovrebbero”.
Conversando con l’Adnkronos, l’attore e regista Michele Placido, commenta così le affermazioni di De Laurentiis: “Il cinema sta cambiando profondamente. La distribuzione ormai è completamente cambiata. E il nocciolo, ad oggi, è capire se lo Stato se la sente di difendere i film d’autore. Film che, per il mercato, è quasi come se non fossero mai usciti, perché nelle sale ci sono solo i cosiddetti blockbuster commerciali”. “E’ vero che De Laurentiis e Ponti di una volta mettevano soldi propri. Ma è anche vero si tratta di una filmografia popolare. La vera domanda, quindi – dice Placido – è capire come fare per sostenere i film autoriali che ormai nelle sale non si trovano più”.
Il numero uno dell’Anica, Riccardo Tozzi, interpellato dall’Adnkronos, si dice “d’accordo con De Laurentiis”. “Bisogna dire basta ai finanziamenti pubblici” al cinema, ma è anche vero, precisa, che oggi le cose sono nettamente migliorate rispetto al quadro disegnato da lui. Anni fa “eravamo realmente assistiti, ora no e possiamo quindi rinunciare ad un finanziamento di fatto marginale, in cambio però di incentivi fiscali”. “Le cifre parlano chiaro – continua -: fino al 2004 la percentuale del finanziamento pubblico sul totale del valore della produzione era superiore al 50%; lo scorso anno, invece, è stata pari al 12%. Cifra abbastanza marginale per la quale non vale al pena di stare a fare battaglie, altrimenti si dà l’impressione di essere finanziati dallo Stato quando siamo gli imprenditori meno finanziati”. “Non è più fattibile che ci sia una commissione di Stato che decide quali film devono essere finanziati e quali no, anche se devo dire – tiene a precisare – che negli ultimi anni ha funzionato bene”. “Nel passato, ha ragione De Laurentis, siamo stati troppo assistiti – ribadisce il presidente – ma dal 2004 ad oggi le cose sono cambiate. Ed ora possiamo dire stop ai finanziamenti statali in cambio di altri interventi che non arrivino dalla fiscalità generale. Si può pensare a forme di prelievo sul biglietto, a incentivi fiscali o alle forme di intervento usate in Gran Bretagna dove si procede alla ripartizione automatica” di una quota incassata dalla lotteria.
Critico nei confronti di De Laurentiis, è invece Franco Scaglia, presidente di Rai Cinema dal 2004, che sottolinea: “Noi siamo produttori veri, perché noi tiriamo fuori soldi veri, li diamo alle produzioni e contribuiamo e abbiamo contribuito a fare il cinema italiano”. Noi – continua- siamo la colonna portante del cinema italiano e soprattutto degli autori nuovi. Tutto il resto, polemiche in testa, non mi interessa”. E poi, “De Laurentis è un privato – precisa -, io presiedo una società pubblica che, investendo i soldi dei cittadini, lavora sul cinema italiano di qualità”. “Rai Cinema – rimarca – produce moltissime opere prime e lancia i giovani. Se si vanno a vedere gli ultimi risultati come il film di Giorgio Diritti, o l’ultimo di Ozpetek o quello di Nanni Moretti, vedrà che sono tutti co-prodotti da noi. Anche il film di Martone ha una quota di Rai Cinema. Insomma – insiste – Rai Cinema è espressione virtuosa di Rai”.
Da parte sua Gabriella Carlucci, responsabile spettacolo del Pdl e membro della commissione Cultura della Camera, osserva che “Il cinema italiano oggi non è più assistito. La norma mia e di Willer Bordon introdotta nella Finanziaria del 2007 ha introdotto regole fiscali che agevolano i produttori i quali trovano i soldi sul mercato”. “Grazie a quella norma -aggiunge – confermata dal governo Berlusconi nel 2008, passata al vaglio della Ue ed entrata in vigore da più di un anno, per la prima volta dopo tanti anni in Italia sono tornati i produttori stranieri con ben 7 produzioni in piedi. In questo modo i soldi dello Stato vanno solo a finanziare le opere dei debuttanti, che hanno oggettivamente più difficoltà, sia nella produzione – conclude – che nella distribuzione”.
Per il senatore del Pd, Vincenzo Vita, “il discorso di De Laurentis non è nuovo, ma – avverte -attenzione a calarlo nella realtà di totale distruzione che il cinema italiano sta vivendo oggi”. “Trovo stucchevole – aggiunge – continuare a improvvisare in un settore così delicato che sta morendo. E’ come continuare con il famoso ballo sul Titanic, e un uomo avveduto come De Laurentis non può non accorgersene. Oggi non è più come negli anni ’50 e ’60 e ne va della stessa sopravvivenza del nostro cinema”. “Questo governo – continua Vita – coi continui tagli ha devastato il settore della cultura. In tutti gli altri Paesi civili, il mercato è rigoglioso in quanto c’è un intelligente intervento pubblico. Quanto agli strumenti fiscali, sono giustissimi e siamo stati noi i promotori delle politiche fiscali in questo settore. Ma uno dei grandi difetti della politica fiscale italiana è di continuare a spremere gli spremuti lasciandio indenni i ricchi e non promuovendo il mecenatismo. Su questo tema – conclude – stiamo preparando un’interrogazione al ministro Bondi per chiedergli dova va la cultura italiana alla luce di tutti questi tagli”.

Fonte: Adnkronos