Haiti: aumentano le vittime del colera, c’è rischio di propagazione ai Paesi vicini

HAITI: AUMENTO VITTIME COLERA – Il colera continua a mietere vittime a Haiti, dove il contagio si è esteso al principale carcere del Paese – 2.000 i reclusi – causando già 10 morti, mentre aumentano le preoccupazione per la propagazione della malattia nei Paesi confinanti. Il ministero della Sanità di Haiti ha aggiornato oggi il bilancio dell’epidemia a 1.186 morti, con 19.646 pazienti ricoverati negli ospedali. L’Unicef sottolinea l’alto tasso di mortalità tra i bambini con meno di 5 anni, oltre 100 le vittime (il 12% del totale). Desta poi particolare preoccupazione la situazione nel carcere della capitale Port-au-Prince, il principale del Paese che ospita oltre 2.000 detenuti: in quattro giorni il colera ha causato 10 morti, 30 le persone infettate. Lo ha reso noto a Ginevra il portavoce della Croce Rossa internazionale, Marcal Izard assicurando che le autorità “stanno lavorando incessantemente per far sì che il penitenziario permanga sicuro”. E sempre da Ginevra, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) mette in guardia sul rischio che l’epidemia si propaghi nella vicina Repubblica Dominicana, dove è già stato registrato un caso negli scorsi giorni: “Il colera viaggia molto facilmente e ci sono molti lavoratori haitiani nella Repubblica dominicana”, ha detto a Ginevra il portavoce dell’Oms Gregory Hartl. Un altro caso è stato segnalato a Miami, in Florida. Intanto, resta difficile la situazione nel Paese, dove continuano i disordini anti-Onu. “Nonostante gli appelli, nella regione di Cap-Haitien strade, ponti ed aeroporti sono tuttora bloccati da barricate”, ha detto oggi il rappresentante speciale dell’Onu, Edmond Mulet. Quella di Cap Haitien “È una delle zone più colpite dall’epidemia del colera”, ha avvertito Mulet, secondo il quale “se tale situazione continua, per migliaia di contagiati la morte sarà sicura”. La situazione rende difficile, se non impossibile, garantire i soccorsi e gli aiuti. I responsabili Onu puntano l’indice contro “alcuni esponenti politici” che fomenterebbero i disordini. Ieri, fonti della Minustah (la missione Onu nel Paese) hanno sostenuto di aver molti indizi sulla possibilità che sia Guy Philippe, l’ex capo della polizia che nel 2004 capeggiò una rivolta nel nord del Paese che portò alle dimissioni l’allora presidente Jean Bertrand Aristide, ad essere coinvolto nell’ondata di proteste. I militari però, poichè non ci sono mandati di arresto nei suoi confronti, non possono far altro che seguirne i movimenti. Le stesse fonti assicurano comunque che Guy Philippe non avrebbe nè la forza politica nè le armi per provocare una nuova rivolta.

Fonte: Ansa