Turchia, primi passi verso il riconoscimento del Kurdistan

Abdullah Gul

APERTURA DA ISTANBUL VERSO LA MINORANZA CURDA – Per anni, la minoranza curda in Turchia non ha avuto il coraggio di chiedere pubblicamente il riconoscimento dei propri diritti. In un paese che ha spesso sovrapposto la fedeltà al concetto di stato alla libertà di parola, ogni richiesta di troppo sarebbe equivalsa ad una sentenza di prigionia.

Ora, il sito web del partito Curdo per la Pace e la Democrazia ha pubblicato un manifesto che include la rivendicazione di “democrazia autonoma”.

Nessuno è stato arrestato, e il fatto che il presidente turco si sia recato proprio nella controversa regione per discutere più da vicino dell’argomento fa pensare agli analisti che non si tratti di altro che dell’ultimo tentativo di andare incontro alla minoranza, nonostante la fortissima opposizione dei potenti nazionalisti.

Si tratta del terzo viaggio in Kurdistan del Presidente Abdullah Gul dal suo insediamento nel 2007, ed anche questo è un drastico cambiamento dal passato, quando i precedenti leader raramente visitavano la regione.

Gli analisti attribuiscono grandi meriti di questi progressi al lavoro di riconciliazione sempre portato avanti dal Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan, ma altri più diffidenti la identificano come una buona mossa politica: con le elezioni generali in vista e una parte di popolazione curda crescente pronta al conflitto armato, molti turchi sono pronti a fare delle concessioni. Senza considerare poi la spinosa questione dell’ammissione della Turchia nell’Unione Europea, per la quale la soluzione finale di questa storica disputa sarebbe un notevole segnale da lanciare a Bruxelles.

Umir Firat, un intellettuale curdo, pone però alcuni paletti ai  segnali di apertura forniti dal governo centrale verso l’etnia a cui appartiene: “L’unico modo per conquistare la fiducia dei Curdi è quella di abbandonare la retorica di stato tradizionale, e qualunque sarà la formula proposta, il concetto datato che “ognuno è turco” deve essere cambiato”.

Alessandro Pirruccio