Inchiesta P4: Luigi Bisignani premier ombra

INCHIESTA P4 – Il potere di Luigi Bisignani e della sua cerchia di fedelissimi diventa giorno dopo giorno sempre più chiara, si allarga a macchia d’olio, conivolge sempre più esponenti politici, imprenditori e gente di ogni risma. Una sorta di governo ombra capace di spostare e sistemare gli uomini giusti laddove fosse necessario e di tessere trame nel mondo dell’economia, della politica, dei servizi segreti e dell’informazione, a partire dalla Rai.

Per mettere insieme un faldone di quindicimila pagine i pm di Napoli, Francesco Curcio e John Woodcock, hanno impiegato due anni di lavoro: pagine in cui si racconta un’Italia grigia, parallela a quella pubblicamente conosciuta e che fa ricordare i tempi di Gelli e della P2. Dopo i fondati sospetti su Nicola Cosentino, coordinatore Pdl in Campania, ora è la volta di Alfonso Papa, deputato berlusconiano ed ex magistrato che girava per le procure di mezza Italia in cerca di carte utili a Bisignani e che poteva contare sull’aiuto illecito di poliziotti e carabinieri: un vero e proprio sistema criminale che acquisiva notizie per finalità estorsive con modi tipici mafiosi e terroristici.

Dalle carte dei pm risulta che Bisignani e Berlusconi erano in stretti rapporti confidenziali, come mostrato dalla stessa sudditanza di Gianni Letta che si è difeso dicendo: “Luigi è persona estroversa, brillante e bene informata. È amico di tutti. È l’uomo più conosciuto che io conosca. Bisignani è un uomo di relazioni”. Un vero e proprio ministro ombra capace di comandare anche ministri del calibro di Stefania Prestigiacomo, di dare consigli al ministro Franco Frattini, intrattenere continui colloqui con Denis Verdini e Italo Bocchino, capace anche di condizionare la scelta di licenziare Michele Santoro e il suo programma “Annozero”: “Quel giornalista è una vergogna, gente che fa roba del genere è da licenziarla…”.

Luigi Bisignani detta legge anche nelle aziende pubbliche, come l’Eni: in una intercettazione del 25 ottobre 2010 parla al telefono con Paolo Scaroni, diretto ad Arcore per un incontro con Berlusconi, e gli chiedere di far da ambasciatore per lui: “Gli devi dire di fare l’accordo sulla giustizia. Si deve mettere d’accordo con Fini, e farla finita. Senno qui si va alle elezioni. Senno qui è la morta gora. È la rivolta di tutti i ministri. Per cui, o fai l’accordo mangiando tutto quello che devi mangiare, oppure chiudi la partita”.

Ma Luigi Bisignani, in una telefonata con l’amico Flavio Briatore, teme la caduta del premier Silvio Berlusconi che rischia di far crollare l’intero ‘castello’ basato sulla corruzione: “Se adesso andiamo alle elezioni rischiamo di perderle. Se questi non gli fanno passare il processo breve, finisce che a Berlusconi gli danno cinque anni di condanna e l’interdizione dai pubblici uffici, ed è finito il gioco per tutti. Tutti, compresa la nostra amica Daniela (la Santanché, ndr), che lo aizzano in questo modo. Lo stanno buttando in un baratro. Adesso meno male che gli altri se ne sono accorti, perché questo gruppetto di quelli della Destra nazionale ha usato Berlusconi per mandare a “fan culo” Fini, cosa che loro non erano mai riusciti a fare con le loro forze. Una vendetta traversale, e lui ci è cascato”.

L.C.