Gianfranco Fini: “Il Pdl somiglia a Grillo e Di Pietro. Il Colle deciderà il prossimo premier”

Gianfranco Fini (Getty Images)

 

 

GIANFRANCO FINI – Dopo l’inizio informale della campagna elettorale con lo scontro fra Pier Luigi Bersani e Beppe Grillo, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, getta benzina sul fuoco delle elezioni politiche del 2013. “Noi e Casini siamo i veri moderati”, ha dichiarato in un’intervista pubblicata su ‘Repubblica’ e lancia una freccia ‘infuocata’ ai danni dell’ex alleato Pdl: “Il Pdl è una versione più ‘soffice’ della stessa antipolitica che anima Grillo e Di Pietro, quella che ha sempre bisogno di nemici che vive più di anatemi che di strategie”.

Parlando sempre del Pdl Fini sottolinea: “Ormai in quel partito c’è un antieuropeismo strisciante, un sentimento di disprezzo verso i lavoratori pubblici rappresentati in massa come ‘fannulloni’, un sentimento antilegalitario, contro le regole, contro i magistrati, contro le tasse, un sentimento anti-immigrati e contro tutte le minoranze che rivendicano parità nei diritti civili”.

Gianfranco Fini lascia intendere di voler tendere la mano all’Udc di Casini, al fine di soddisfare tutti quegli elettori che non votano a sinistra e che sono ormai sfiduciati dal dare il voto a Berlusconi o Alfano: “C’è una area vasta di elettori che ambirebbe a una rappresentanza diversa – ha sottolineato Fini -. Parlo di quel mondo che, sbagliando, definiamo moderato, che crede nella coesione nazionale, ha l’etica del dovere, dà importanza ai comportamenti pubblici e privati di chi lo rappresenta, tiene ai diritti della persona e condivide una certa idea di Europa. Sto parlando – ha proseguito sulle pagine di ‘Repubblica’ – di una visione liberal-democratica, quella che in un bipolarismo sano, quale non abbiamo in Italia per colpa di Berlusconi, sarebbe la naturale alternativa alla sinistra socialdemocratica”.

Infine sulle prossime elezioni politiche Fini ha paventato l’ipotesi che il prossimo premier venga scelto dal Colle: “«Il governo che uscirà dalle elezioni sarà un governo politico, altrimenti tra un pò qualcuno dirà che tanto vale non fare più le elezioni… Poi sarà il capo dello Stato a indicare il prescelto per palazzo Chigi: è evidente che conterà quello che diranno le delegazioni dei partiti al Quirinale”.

 

 

Redazione

 

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