Ci sono luoghi nel nostro Paese dove si muore di più: la mappa chiamata “Sentieri”

Lo stabilimento dell'Ilva di Taranto (getty Images)

SENTIERI PROGETTO MAPPE DELLA MORTE – L’Istituto Superiore di Sanità ha avviato un progetto chiamato “Sentieri” dove sono stati individuati i luoghi nel nostro Paese dove si muore di più. Sono i posti che si trovano in prossimità delle aree più inquinate.

Lo studio ha rilevato che il più alto tasso di mortalità si sarebbe registrato nei pressi dei grandi centri industriali attivi o dismessi, aree dove si smaltiscono rifiuti industriali e pericolosi. Il progetto che è durato dal 2007 al 2010 è stato  presentato pochi giorni fa al Ministero della Salute,  rappresentato dal ministro Balduzzi e al Ministero per L’ambiente rappresentato da Clini. 

“Sentieri“, che sta per Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento  riguarda l’analisi della mortalità delle popolazioni residenti in prossimità di alcune zone chiamate Sin, ovvero Siti di interesse nazionale per le bonifiche.

La triste mappa è suddivisa in 44 aree: 21 al nord, 8 al centro e 15 al sud.  Tra le più importanti ci sono  Taranto, Massa Carrara, Litorale Domizio Flegreo, Terni, il bacino del fiume Chienti, Priolo, Sulcis Iglesiente.

Anche nelle zone dove l’inalazione di fibre di amianto è molto alta si è registrato un innalzamento della percentuale di mortalità, specialmente a  Balangero, Casale Monferrato, Broni, Bari-Fibronit e Biancavilla. Il tumore maligno della pleura  è una  malattia terribile e che raramente lascia scampo. In altri casi, quando la mortalità riguarda malattie dovute a più fattori, trovare i colpevoli è complesso. Tuttavia, dicono i ricercatori, in alcuni casi si può “attribuire la causa all’esposizione ambientale associata alle emissioni di impianti come raffinerie, poli petrolchimici e industrie metallurgiche”. 

A Taranto, in Puglia,  si è riscontrato un eccesso tra il 10 e il 15% nella mortalità generale e per tutti i tumori, del 30% per i tumori al polmone sia negli uomini che nelle donne, del 50% dei decessi tra gli uomini e del 40% tra le donne per malattie respiratorie acute. 
Il Ministro della Salute Balduzzi ha sottolineato che “il progetto ha mostrato che in quelle stesse zone la percentuale della popolazione svantaggiata dal punto di vista socio-economico è più elevata della media. E’ la dimostrazione che la questione non si può impostare nei termini: salute contro lavoro  perché la salute comporta una sicurezza in ordine al lavoro”.

Cli, Ministro dell’Ambiente, ha messo un luce la causa di questi sconvolgimenti ambientali che hanno provocato così tanta morte: “Gli investimenti industriali negli anni Cinquanta e Sessanta hanno avuto come obiettivo unico la crescita senza considerare salute e ambiente; oggi non può più essere così”.

Michele D’Agostino