L’incredibile storia della bambina che non può sentire dolore…

Ashlyn Blocker

La diagnosi è: insensibilità congenita al dolore con anidrosi. La stragrande maggioranza dei neonati affetti da questa patologia non supera poi i tre anni di età, perché è facilissimo sbattere o farsi male senza poi poter piangere o indicare ai genitori il punto dove il corpo è dolente in seguito ad una botta. Quindi questo rarissimo disturbo genetico è una sentenza di morte, e sono pochissimi i casi di bambini che riescono a lottare contro questa malattia e a vivere la vita. Nei soli Stati Uniti sono circa 100 i bambini che ogni anno nascono con questa patologia.

Il Daily Mail ci racconta la storia di una adolescente di 12 anni che è affetta da questa rara patologia. Lei si chiama Ashlyn Blocker e vive nello stato americano della Georgia. La fortunata (a non farsi mai troppo male da piccolissima) e coraggiosissima (ora) bambina ha “rifiutato di farsi rovinare la vita dalla sua condizione”, e non ha rinunciato a “partecipare a concorsi di bellezza, alla banda della scuola e ad aiutare i bambini nella sua condizione”.

Intervistati da una notissima emittente televisiva americana, la ABC, i genitori hanno rilasciato queste dichiarazioni: “Abbiamo notato qualcosa che non andava in nostra figlia quando aveva otto mesi: non piangeva quando aveva fame, non piangeva quando aveva il raffreddore”. Un giorno Ashlyn aveva gli occhi fortemente irritati e i genitori l’hanno portata da un oculista che ha scoperto una abrasione alla cornea che avrebbe potuto causare gravissimi danni alla vista se non curata.

Ecco la mamma di Ashlyn: “E’ davvero pauroso perché, sapete, non è che ci siano molti casi di sopravvivenza per questa condizione”. Ma la bambina e i suoi genitori, nonostante la paura e le difficoltà del caso, non si sono arresi, anzi. La bambina è costantemente seguita da un gruppo di medici e ricercatori e i suoi genitori hanno fondato un  “Camp Painless but Hopefu”, un centro dove i bambini “insensibili al dolore” e le loro famiglie possono incontrarsi, scambiarsi le reciproche esperienze e soprattutto farsi forza e darsi coraggio insieme per “sapere che non siamo più soli”, come ha dichiarato la signora Tara Blocker.

 

Redazione Online