Chi sostituirà Stoltenberg alla guida dei laburisti? La Norvegia comincia a pensarci

Jens Stoltenberg, Il Primo Ministro norvegese (Getty Images)
Alle elezioni in programma nel prossimo autunno, il probabile cambio di governo (con i conservatori a prendere il posto della coalizione guidata dai laburisti) provocherà quasi certamente anche un altro effetto: un avvicendamento al vertice nel partito socialdemocratico. L’attuale premier Jens Stoltenberg, infatti, quasi certamente non sarà il candidato laburista alle elezioni del 2017.

E una sconfitta nel prossimo autunno non farebbe altro che accelerare il processo di rinnovamento. Stoltenberg, ha scritto qualche giorno fa il quotidiano Aftenposten, potrebbe traghettare il partito non oltre il 2015. Poi si farebbe ufficialmente da parte per permettere al suo successore di avere sufficiente tempo per lavorare alle elezioni del 2017. Già: ma chi sono oggi i politici in grado di prendere quel posto?

Il favorito è Jonas Gahr Støre. L’attuale ministro della Salute ed ex ministro degli Affari esteri è ai vertici del partito laburista ormai da anni. Ha esperienza di governo, carisma, competenze. Ma c’è anche qualche controindicazione. Anzitutto l’età: e non parliamo di dettagli. Støre è nato nel 1960, un anno dopo il leader Stoltenberg. I due sono coetanei. Hanno fatto tanta strada insieme ma non è detto che sia così anche in futuro.

Se infatti l’attuale premier dovesse riuscire nell’impresa di ribaltare i sondaggi degli ultimi mesi e vincere le elezioni, Jonas Gahr Støre potrebbe decidere di abbandonare il suo tradizionale ruolo di numero due. Per lui, come sottolineato dal quotidiano Aftenposten, le offerte in patria e all’estero non mancano. In caso di sconfitta nel prossimo autunno, invece, i laburisti potrebbero sceglierlo e affidargli il compito di cercare di riportare la Norvegia a sinistra. Oppure potrebbero voltare pagina e relegarlo in secondo piano.

Al vertice c’è anche Raymond Johansen, segretario del partito laburista. Mai stato ministro, le sue carte migliori sono la popolarità, le radici che affonda nel partito e la capacità di parlare alla gente con un linguaggio semplice, chiaro e immediato. Anche per lui, però, l’anagrafe può rappresentare un peso: Johansen ha cinquantuno anno e potrebbe uscire di scena insieme a Stoltenberg, della cui generazione fa parte.

Trond Giske vanta abili doti oratorie a cui somma esperienza di governo, idee nette e riconoscibili (che qualcuno però non fatica a bollare come radicali) e una grande influenza nel partito. A quarantasei anni, però, la sua parabola sembra già entrata nella fase discendente. Per anni a molti è apparso come il naturale successore di Stoltenberg. Con il premier però c’è stato qualche pubblico screzio negli ultimi tempi: a oggi sembra improbabile per lui riuscire a far convergere su di sé la maggioranza del partito.

E poi ci sono gli outsider. Donne e giovani. A partire dalla trentanovenne Helga Pedersen, altra figura riconducibile al circolo di Stoltenberg; e poi il trentatreenne Torgeir Micaelsen, rappresentante della nuova generazione assieme a Hadia Tajik, appena ventinove anni, attuale ministro della Cultura. Insomma gli scenari sono tanti e probabilmente da qui a due anni diventeranno anche di più.

Antonio Scafati