New York Times: condanna ai centri di accoglienza degli immigrati in Italia

Immigrato in Italia (Getty images)

In un lungo articolo della giornalista Elisabetta Povoledo, pubblicato dal New York Times, vengono riportate le denunce di alcune organizzazioni non governative contro i Centri identificazione espulsione (Cie) in Italia, amaramente criticati dall’articolo che li definisce “crudeli” e li paragona alle carceri.

Sotto al mirino delle critiche, il Cie dalle periferia di Roma, a Ponte Galeria, che viene preso come simbolo delle condizioni di reclusione degli immigrati e descritto come una prigione: “Un’alta barriera di metallo divide le file di caserme in unità individuali, chiuse a chiave la notte, quando i cortili in cemento vengono illuminati a giorno”, scrive il quotidiano.

L’autrice parla dell’ospitalità come una reclusione degli immigrati, senza lavoro o con il permesso di soggiorno scaduto, e dove le persone sono controllate da videocamere di sorveglianza e guardie in tenuta antisommossa.
“I detenuti possono muoversi in aree delimitate durante il giorno, ma sono obbligati a indossare le ciabatte o scarpe senza lacci, così da non farsi male o non fare male agli altri”, scrive Povoledo che ricorda come dopo una rivolta nell’ala maschile gli oggetti contundenti, comprese penne, matite e pettini, sono stati vietati.

Nell’articolo viene anche ricordata la legge del 2011 per i clandestini che sono detenuti per un periodo di 18 mesi, ma viene anche evidenziato l’impossibilità di accesso ai centri per le organizzazioni umanitarie: “Nel mese di luglio scorso, è stato vietato l’accesso ad un’associazione italiana, in un centro al sud di Bari, a causa delle tensioni interne”.

Di fronte alle critiche, sottolinea l’articolo, i centri italiani che sono diretti da compagnie private, sono stati definiti indispensabili nel 2013 da un rapporto del Ministero degli interni. Tuttavia, scrive la giornalista, “nel rapporto non sono state inserite le problematiche e le mancanze dei centri, tra le quali, la totale assenza di attività per gli immigrati che alimenta il disaggio e l’aggressività, nonché la tensione tra immigrati e forze dell’ordine”.

L’articolo espone il problema come un fenomeno europeo: “L’Italia non è l’unico paese ad avere una situazione critica e problemi”, afferma Michael Flynn, il fondatore e il coordinatore della Global Detention Project, con sede a Ginevra.

“Sono luoghi, non-luoghi, dove non c’è interazione con la società italiana, che è a malapena a conoscenza della loro esistenza”, dichiare Gabriella Guido, coordinatrice nazionale di LasciateCIEntrare. “Sono un deserto politico e culturale che fanno notizia solo quando ci sono delle rivolte”, ha aggiunto.

Redazione

Leggi l’articolo in inglese:
Italy’s Migrant Detention Centers Are Cruel, Rights Groups Say