Ustica, si apre nuovo processo civile. Cassazione: “Vi fu depistaggio nelle indagini”.

Recupero corpi vittime del disastro aereo avvenuto il venerdì 27 giugno 1980 al largo dell'isola di Ustica (screen shot youtube)

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso degli eredi della proprietà dell’Itavia sul caso del volo DC9 abbattuto al largo dell’isola di Ustica il 27 giugno 1980.

Secondo la Cassazione vi fu un “depistaggio” delle indagini sul disastro aereo di Ustica che va considerato “definitivamente accertato” e serve quindi il nuovo processo civile per valutare la responsabilità dei ministeri della Difesa e dei Trasporti nel fallimento della compagnia aerea Itavia.

La Suprema corte ha dunque riconosciuto anche la tesi “del missile sparato da aereo ignoto” come causa dell’abbattimento del DC9 Itavia.
La Cassazione ha accolto il ricorso presentato da Luisa Davanzali, erede di Aldo, patron della compagnia aerea Itavia fallita sei mesi dopo il disastro: tuttavia secondo i supremi giudici, dal momento che è accertato il depistaggio delle indagini da parte di ufficiali dell’Aeronautica diventa anche “irrilevante ricercare la causa effettiva del disastro”.
Questo “nonostante la tesi del missile sparato da aereo ignoto, la cui presenza sulla rotta del velivolo Itavia non era stata impedita dai ministeri della Difesa e dei Trasporti, risulti ormai consacrata pure nella giurisprudenza di questa Corte”.

Con la sentenza della Cassazione verrà dunque riaperto il processo civile e i due ministeri torneranno sotto ai riflettori. Il 4 ottobre 2010 la corte di appello di Roma aveva bocciato la richiesta di risarcimento dei danni avanzata da Luisa e Tiziana Davanzali. Una sentenza che è ora ribaltata dalla Cassazione che spiega che la sentenza di secondo grado “erra nell’escludere l’eventuale efficacia dell’attività di depistaggio e il suo effetto sul dissesto dell’Itavia”.
La terza sezione della Cassazione, con la sentenza 23933, stabilisce che e è necessario valutare l’effetto dei depistaggi nel crac dell’Itavia, poiché essi gettarono “discredito commerciale” sulla compagnia , che venne anche colpita da “provvedimenti cautelari” sollecitati “dalla diffusione della falsa notizia del cedimento strutturale” del DC9.

“Ora la verità dovrà venire fuori. Siamo solo all’inizio. Ora la verità dovrà venire fuori, si scoprirà chi ha compiuto la strage e chi l’ha coperta. Noi non abbiamo mai avuto dubbi: il DC9 di Ustica è stato abbattuto da un missile”, ha commentato l’avvocato Mario Scaloni, difensore della famiglia Davanzali aggiungendo che resta “il rammarico che Aldo Davanzali, morto nel 2005, non ci sia più”.

Redazione

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