Ucraina, fragile tenuta del cessate il fuoco: Poroshenko si è recato a Mariupol

Petro Poroshenko (Getty images)
Petro Poroshenko (Getty images)

Il presidente ucraino Petro Poroshenko si è recato ieri a Mariupol, città strategica situata sul mare di Azov: un gesto non solo politico ma anche simbolico, così come viene evidenziato dagli osservatori, con il quale Poroshenko ha voluto dimostrare il sostegno alla popolazione locale e la presenza del governo di Kiev, nonostante le tensioni internazionali e la fragile tregua di cessate il fuoco con i separatisti filorussi, minata da attacchi sporadici e isolati a Mariupol come all’aeroporto e in alcuni quartieri di Donetsk.
Infatti, l’aeroporto di Donetsk è stato oggetto di colpi di mortaio e razzi durante la notte tra lunedì e martedì. Lo stato maggiore ha riferito che gli attacchi “non hanno fatto vittime”.
Secondo i dati del ministero della difesa ucraino dall’entrata in vigore del cessate il fuoco sono morti quattro soldati ucraini nell’est del Paese: “Durante il cessate il fuoco, quattro soldati sono stati uccisi e 29 sono rimasti feriti”, ha detto il responsabile del dipartimento medico del ministero, Vitali Andronatii.

Ma ieri è stata una giornata in cui si sono avvicendate numerose notizie e dopo la denuncia da parte dei separatisti che non vi era stato ancora uno scambio di prigionieri, così come siglato nell’accordo di cessate il fuoco, firmato lo scorso venerdì a Minsk, il presidente ucraino ha invece rassicurato la popolazione annunciando, a Mariupol, che “negli ultimi quattro giorni siamo riusciti a liberare 1.200 nostri prigionieri”, auspicando che entro la fine della settimana siano liberate le restanti 863 persone in mano ai ribelli.
Tuttavia, il numero sui prigionieri sono controversi e i separatisti parlano di uno scambio di 700 prigionieri per parte. Il premier dell’autoproclamata repubblica di Donetsk, Aleksandr Zakharcenko, ha però sottolineato che “ieri abbiamo consegnato 28 prigionieri. In cambio abbiamo ricevuto i nostri, anche in numero superiore”.

Durante la sua visita a Mariupol, città di 500 mila abitanti, Poroshenko ha evidenziato i rischi di una “perfida violazione” della tregua: “Dobbiamo essere pronti ad una perfida violazione del cessate il fuoco, sappiamo dei loro piani per circondare Mariupol usando i carri armati da sud di Donetsk e da Novoazovsk”, ha detto il presidente ucraino, garantendo però che “abbiamo tutte le forze necessarie per difendere” la città.
“Questa è la nostra terra ucraina e non la lasceremo a nessuno”, ha poi scritto Poroshenko su Twitter.

SANZIONI UE– Intanto, l’Unione Europea ha adottato il nuovo pacchetto di sanzioni destinate contro la Russia, confermando però un rinvio di alcuni giorni per la sua applicazione. Il presidente uscente del Consiglio Europeo, al termine della riunione con i 28 ambasciatori dei paesi membri, ha dichiarato che il rinvio è mirato alla “valutazione della messa in atto del cessate il fuoco e del piano di pace” e può essere “rivisto in base alla situazione sul terreno” con “l’obiettivo di promuovere un cambiamento del corso delle azioni russe che stanno destabilizzando l’Ucraina orientale”.
Tuttavia, la Russia non ci sta e replica annunciando la possibile applicazione di contromisure. Infatti, il premier russo Dimitri Medvedev ha dichiarato che la guerra delle sanzioni non porta la pace in Ucraina e si rivela una minaccia per la sicurezza globale, annunciando che tra le possibile misure definite “asimmetriche” che potrà applicare Mosca, vi potrebbe essere la chiusura dello spazio aereo russo alle compagnie aeree.

Nel frattempo, vi è stata una nuova telefonata fra Poroshenko e il presidente russo Vladimir Putin in cui è stato ribadito che “il dialogo prosegue”.

Redazione

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