Pd, nuove critiche di Cuperlo e Bersani a Renzi

Gianni Cuperlo (Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)
Gianni Cuperlo (Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)

Esponenti di punta della minoranza del partito che ogni volta che parlano sembrano essere con un piede fuori da un progetto che hanno contribuito a far nascere e con l’idea fissa in testa di una scissione difficile da concretizzare, salvo poi utilizzare frasi che sottintendono un ripensamento appena un attimo dopo: se infatti l’atteggiamento dell’ala renziana del Pd, secondo l’area più a sinistra, logora il partito, le continue affermazioni di Gianni Cuperlo, ex presidente, e Pier Luigi Bersani, ex segretario e appena un anno e mezzo fa candidato premier in pectore della coalizione Italia Bene Comune, alimentano una sorta di gossip della politica.

Anche stamattina, i due – intervenuti ad ‘Agorà’ su Raitre – non si sono sprecati nella critica alla leadership, anche alla luce dei fatti di piazza Indipendenza di ieri, con Cuperlo che sottolinea: “Il capo del governo e segretario del Pd deve unire. Renzi deve rendersi conto che il suo compito fondamentale è quello di unire, di creare le condizioni perché ci sia un grande patto per la crescita. In questo senso dipingere la piazza di sabato come antiquariato non aiuta a trovare una soluzione ai problemi. In alcuni momenti Renzi vuole accentuare una divisione”.

Secondo Cuperlo, “il linguaggio per una classe dirigente è un aspetto strategico. C’è una distinzione tra la classe dirigente della prima Repubblica e quella che vediamo in questi anni. Nella prima repubblica le grandi personalità politiche usavano un linguaggio più moderato rispetto ai sentimenti dei propri elettori. In questa stagione troppo spesso le leadership hanno scelto di incendiare la politica pensando di aumentare i consensi, ma non è così”.

“Il rischio maggiore è quello di dividere il paese. In questo senso la responsabilità di Renzi è enorme, è maggiore di quella di chiunque altro”, conclude Cuperlo, con Bersani che aumenta il carico: “Non mi piace il Pd che usa questi toni con i sindacati, ma il Pd è casa mia. E quindi bisogna darsi una regolata”. L’ex segretario è chiaro: “Io penso che nasca un’opposizione più chiara, più esplicita dentro il Pd, di chi intende tenere ferma l’ispirazione originale del Pd e dell’Ulivo, culture e anche storie diverse che si fondono per un progetto utile al paese. Questa è la natura del Pd. Non mi piace il partito della Nazione, sembra quasi che si voglia fare il partito pigliatutto, ma il partito non piglia tutto, il partito è una parte”.

 

redazione online