Sgomberi a Milano, donna incinta perde il figlio

Scontri di piazza (FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)
Scontri di piazza (FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

Corvetto, periferia sud di Milano: qui, martedì scorso, sono stati sgomberati due centri sociali, nell’ambito di un piano contro le occupazioni abusive messo a punto dalla Prefettura, con l’avallo delle istituzioni locali. Tre furono le persone fermate e poi scarcerate su disposizione del pm di Milano Fabio De Pasquale, in quanto i fatti contestati sono stati ritenuti “di lieve entità”. Nelle ore immediatamente successive agli sgomberi, iniziarono a girare immagini e video di bambini che abitano in quell’area e che chiedono, accompagnati dai loro genitori, che si ponga fine agli sgomberi.

Che in questo caso equivale, come peraltro proprio su questo portale scrivevamo martedì, al porre fine alle violenze e a riflettere sulla necessità di trovare un accordo tra le parti, una soluzione concordata, così come d’altronde molte organizzazioni e reti sociali cittadine chiedono a gran voce. Purtroppo, nel concludere il nostro articolo, eravamo tristemente profetici, quando scrivevamo: “Imboccare la strada degli sgomberi ‘a testa bassa’, senza alcuna intenzione di trovare una soluzione mediata, così come proposto invece dal mondo dell’associazionismo, può costare caro, molto caro. E non è solo una questione di immagine”.

In quel momento, non sapevamo che negli scontri fosse rimasta coinvolta una donna incinta, che davanti alle telecamere aveva dato questa versione dell’accaduto: “Hanno buttato un cassonetto su una bambina, non lo so di chi era, sono andata a riprenderla e a quel punto è venuto un ragazzo con la barba, dandomi col manganello sulla pancia”. La donna, di origine rumena e che ha già altri figli, ha proseguito: “Non è che io ho preso questa casa perché mi piaceva avere una casa abusiva, ma è un bisogno”.

Le indagini

I fatti, va sottolineato, sono tutti da ricostruire, in quanto è vero che la donna ha perso nella notte il figlio che portava in grembo, ma i medici della clinica Mangiagalli di Milano tengono a precisare che – in base ai primi accertamenti – non risultano segni evidenti di percosse. Maggiore chiarezza potrà farla l’esame istologico sul feto, ma intanto una segnalazione, firmata da quattro medici dell’ospedale, con l’ipotesi di procurato aborto, è stata inviata alla Procura di Milano.

La conferma è arrivata dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, titolare del fascicolo in merito a quanto avvenuto martedì al Corvetto, il quale ha sottolineato di aver “ricevuto l’informazione dall’ospedale e di aver disposto accertamenti in merito”.

 

GM